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16 Nov

La motonave Bisbino: testo di Emilio Montorfano, foto di Marco ferrario (http://ekokayak.wordpress.com/)

Pubblicato da anyony

La motonave “Bisbino”, sulla quale da bambino ho navigato, apprezzandone con infantile meraviglia la forza dei motori e l’agilità con la quale solcava le acque del Lario ad una velocità media di 18,4 chilometri orari, ha avuto una lunga storia con un varo trionfale, con un servizio encomiabile, ma anche con momenti drammatici.
Costruita con i motori a vapore della ditta Escher&Wyss di Zurigo per la Società di Navigazione Lariana, ebbe il suo varo come piroscafo ad elica nel 1907 ed entrò in servizio nello stesso anno.
Gemella della “Baradello” (che, varata un anno dopo, affondò una prima volta ad Abbadia Lariana per un attacco aereo terroristico anglo-americano, e, recuperata come motonave, una seconda volta, per un presunto sabotaggio e, di nuovo riportata a galla e in servizio, finì rottamata nel 2000 a Dervio) la “Bisbino”, lunga 32 metri e larga 5,50, appartiene al periodo d’oro della “Belle Époque”, con le sue vetrate, con il suo motore a carbone da piroscafo e la propulsione ad elica.

La splendida imbarcazione compì sempre un onorato servizio, purtroppo contrassegnato da alcuni episodi drammatici.
Infatti, si ricorda che, nel giorno di Natale del 1909, una nebbia fitta e molto estesa sul lago abbia messo in serie difficoltà la navigazione, costringendo il Bisbino a fermarsi al molo di Torno e a rimanervi fino alla schiarita.
Una grave disgrazia fu evitata, invece, nella sera del 20 aprile del 1911, quando, alle ore 20,00, nel percorso tra Menaggio e Varenna, il Bisbino non poté evitare di speronare un’imbarcazione a motore con due persone a bordo, appartenente al Grand Hotel Menaggio, che era in panne con le luci di prua spente per un guasto.
In quell’evenienza, il pronto intervento del capitano, che fece gettare delle funi ai naufraghi, e di due marinai, che si tuffarono in acqua per soccorrerli, fecero concludere l’incidente senza vittime.
Luttuosa fu, purtroppo, l’evenienza verificatasi in tempo di guerra, quando, in uno di quei raid criminali compiuti dai cacciabombardieri anglo-americani, i battelli Bisbino e il Patria furono attaccati il 10 gennaio 1945 a raffiche di mitraglia, che uccisero il comandante Angelo Prevedoni e ferirono gravemente il marinaio Paolo Malugani, mentre l’imbarcazione riuscì a raggiungere a stento il molo di Menaggio e ad attraccare.
Nel dopoguerra, rimesso in ordine, tornò in servizio nel 1956, per poi finire in disarmo nel 1982, dopo un glorioso percorso di 26 anni di efficiente servizio.
Tuttavia il suo destino gli riservò ancora momenti di gloria, quando un imprenditore volle, nel 1992, trasformarlo, rendendogli la sua bellezza originale, in un centro congressi itinerante, che, però, non incontrò lo sperato successo, poiché, in seguito ad un sabotaggio non mai chiarito, il Bisbino affondò al molo di Azzano.
Riportato a galla nel 1996, fu rimesso per breve tempo in attività.

Ha perso po’, in seguito, il suo lustro, rimanendo attraccato come pub-ristorante, immagine, dalla quale, con un atto di orgoglio, pare abbia voluto togliersi, rompendo, nel 2010, gli ormeggi durante un violento temporale per andarsene alla deriva.
Recuperato e riportato indietro, continua la sua triste prigionia, dimentico del glorioso passato.

                                                                                                                                                    Emilio Montorfano

22 Mag

Nasce un’associazione di comuni sul ramo di Como

Pubblicato da anyony


“La Riva Romantica”

Sulla sponda di ponente del ramo di Como è nata domenica 20 maggio “La Riva Romantica”, un’associazione di quattro comuni che ha lo scopo di rilanciare il turismo.
I quattro comuni di Moltrasio, Laglio, Carate Urio e Brienno si sono uniti sotto questo bellissimo nome seguendo l’esempio della Costa Smeralda in Sardegna. La differenza è che in Sardegna l’iniziativa fu presa da un privato, L’Aga Khan, che in pochi anni trasformò la zona di Arzachena in uno dei paradisi turistici più gettonati mentre sul Lario la decisione parte dalle amministrazioni dei quattro comuni.
Padrino dell’iniziativa avrebbe dovuto essere George Clooney ma l?attore all?ultimo momento ha declinato l?invito.
Meglio così!
Il tutto è stato presentato nella Villa Regina Teodolinda nell? incantevole Laglio dove George è proprietario della Villa Oleandra.
Quel che i quattro sindaci lariani vogliono prendere dalla Sardegna è sostanzialmente un modello di gestione consortile, giudicato più efficace per promuovere un territorio turistico.
Per questa iniziativa è stato creato anche un logo dove in ‘Riva Romantica’ la ‘t’ è disegnata in modo che l’occhio, a un primo sguardo, potrebbe anche saltarla, e leggere così ‘Riva Romanica’. Romantico e Romanico sono i due fili conduttori sui quali l’Unione Lario di Ponente ha deciso di sviluppare un turismo culturale, diciamo d’elite.Difatti questo tratto di costa è caratterizzato dal romanticismo delle ville, dei poeti e dei musicisti che le hanno abitate, e dal romanico, stile di costruzione di muri, chiese, monumenti.
Ma per sviluppare il turismo di un territorio non bastano un logo, un cartello, bisogna potenziare i servizi. Insomma, realizzare qualcosa di concreto.Quindi all’idea di ‘Riva Romantica’ che dal nome ci fa sognare dovrebbe seguire qualche iniziativa tangibile.

Quello che spero personalmente è che non ci sia un turismo inquinante di massa e che la natura in quei luoghi resti bella com’è ora e continui ad essere quieta e rilassante.
Aspettiamo i risultati e speriamo in bene.

<font color= blue< Nella foto uno scorcio di Villa Regina Teodolinda a Laglio

10 Mag

Vi presento un nuovo "Zio Paperone" arrivato sul lago di Como

Pubblicato da anyony


Dalla villa Cassinella a Lenno ad un volo nello spazio.

Il magnifico Lario,(sigh!) dopo l’arrivo di George Clooney è sempre più preso di mira da magnati americani e russi, ma ne parlerò in seguito più dettagliatamente.
Ora vi voglio invece raccontare del nuovo proprietario di Villa Cassinella a Lenno che ha 37 stanze e fu costruita nel 1926 da Carlo Montegazza ed è raggiungibile solo via lago.
Recentemente questa bellissima villa, adagiata sulla penisola del Lavedo, é stata acquistata da Richard Branson magnate della compagnia aerea Virgin Atlantic.
Branson che ha dimestichezza con tutto ciò che vola, preferisce raggiungere la villa in elicottero.
Facendo ricerche su questo nuovo arrivato ho scoperto un progetto interessante che sta portando avanti.
Sembrerebbe che il magnate Richard Branson abbia tutte le intenzioni di essere il primo a lanciare una linea aerea per lo spazio. Le prenotazioni per garantirsi un posto sono aperte da ora!
Che non siano solo congetture e che la cosa si stia facendo terribilmente seria, lo conferma il sito della Virgin Galactic, nome della neo nata compagnia.
Virgin Galactic si occuperà di costruire privatamente tutte le navicelle destinate ai viaggi. E se i modelli sperimentali erano ovviamente spartani, Branson promette che verrà riservato un occhio di riguardo per il comfort dei passeggeri. Poltrone ergonomiche, finestre panoramiche… non si sa però nulla riguardo a possibili hostess galattiche.
Anche le date e i modi di prenotare il volo nello spazio diventano più precisi. Le prime partenze sono previste all’inizio del 2009. Costo del biglietto 200.000 dollari; per assicurarsi un posto è richiesta una prenotazione del valore 20.000 dollari. Lasciando un vostro recapito sul sito, verrete ricontattati.
Allora mi chiedo: gli abitanti di Lenno e soprattutto di Campo che è proprio a un tiro di schioppo dalla villa, saranno felici del nuovo vicino? Magari se ci fanno amicizia farà loro uno sconto per un giro nello spazio…

Riferimenti: virgingalactic.com

22 Mar

Un antico reperto umano al Museo Giovio di Como

Pubblicato da anyony


Eterni amanti

Riposano abbracciati (come giacciono del resto piuttosto ben conservati, in un comodo strato di terriccio sabbioso, da circa 5-6 mila anni) sul più romantico dei laghi lombardi, il Lario. Per la precisione, riposano in una speciale suite con appositi deumidificatori al piano terra del Museo Giovio di Como, in via Balestra, amorevolmente accuditi da uno staff di esperti.
Sono gli scheletri del Neolitico sepolti faccia a faccia, in posizione fetale (tipica di quell’epoca), con braccia e gambe incrociate, e rinvenuti il 5 febbraio nella campagna mantovana, in località Valdaro di San Giorgio. Sono giunti a Como per essere studiati pezzo a pezzo nel potente laboratorio di Archeobiologia. Dove dovrebbe essere scritta nel modo più scientifico possibile la loro carta d’identità.
Le tre casse di legno con lucchetti, guardate a vista, rispettivamente di 20 e 8 quintali e contenenti una i cosiddetti ‘amanti’, e le altre i resti di due ‘single’ (uno è l’unico di cui si sa per certo il sesso, maschile) rinvenuti durante il medesimo cantiere dove altre ossa giacciono in attesa degli archeologi. Ora i resti rimarranno a Como per circa sei mesi, il tempo di studiarli a dovere.
Dovranno essere determinati il sesso, l’età e il loro stato di salute. Gli archeologi lariani sono convinti che possa trattarsi di un uomo e di una donna giovanissimi (i denti li hanno tutti e perfetti). Ma non è escluso possa essere una coppia omosessuale, o di due parenti, come madre e figlio. Di certo si sa solo che gli scheletri saranno salvaguardati rispettandone il più possibile la sepoltura nello stato in cui è stata scoperta a Mantova.
Si andrà alla ricerca di tracce di Dna (una possibilità su mille che ve ne siano), si effettueranno esami sulle ossa e sul corredo funebre (punte di freccia e lame di selce, le prime tipiche del corredo delle tombe maschili; il coltello, invece, lo si ritrova nelle sepolture femminili) e anche approfondimenti sul terreno attorno alle ossa ed eventuali malattie patite.
Per escludere che i defunti fossero parenti saranno necessarie indagini biomolecolari, possibili, però, solo nel caso in cui verranno rinvenute tracce di Dna.

Nella foto il Museo Giovio di Como

9 Mar

Due mostre che accomunano Roma e Como

Pubblicato da anyony


?Eros? e ?This is Sexy?

Una primavera anticipata che segue un tiepido inverno invita i cuori al sentimento più bello: quello dell?Amore? E in questo splendido marzo due mostre completamente diverse per epoca, opere ed esposizione, ma riguardanti il tema dell?amore e del sesso accomunano Roma e Como.
Difatti si sta svolgendo dal due marzo al Colosseo la mostra dedicata ad Eros.
Il dio Eros, fino al 16 settembre, sarà protagonista degli spazi espositivi del Colosseo, raccontando aspetti diversi e, a volte contrastanti della sua figura. Sono esposte opere e reperti antichi provenienti da vari musei italiani. “Eros è un soggetto molto rappresentato e frequentemente presente nell?arte ma, per quanto sia stato rappresentato innumerevoli volte, Eros è forse, tra gli dei greci, quello meno chiaramente definito nella sua essenza divina. Eppure, nell’origine della civiltà greca Eros era la continuità, la forza generatrice, l’amore primigenio, l’entità cosmica primordiale, il principio animatore e ordinatore dell’universo,
Sul Lario invece una mostra dal titolo ?This is sexy? dove sono presenti opere di Angela Dwyer.
Queste opere raffigurano il quadrato come forma sensuale?
Il quadrato è la figura geometrica che ha forse maggiormente attratto gli artisti contemporanei. Da Casimir Malevic a Piet Mondrian, da Josef Albers a Ad Reinhardt, da Max Bill a Bruno Munari, una precisa tradizione estetica ha considerato questo poligono il simbolo della stabilità, dell’oggettività, dell’elementarità, di una dimensione allo stesso tempo univoca e articolata.
Angela Dwyer si è ripromessa di dare il suo contributo a una linea di ricerca tanto rigorosa quanto ripetitiva mettendone in discussione i presupposti e giungendo a un’inedita conclusione: il quadrato è una forma geometrica ‘sexy’.
Per suffragare la sua tesi, questa artista emergente nata in Nuova Zelanda nel 1961 ma da più di vent’anni residente a Berlino, ha infuso alla geometria una massiccia dose di inquietudine e di sensualità.
I quadrati che compaiono nei suoi dipinti – in mostra negli spazi della Amt Gallery, in via Milano 27, a Como fino al 25 marzo con orari dal martedì al sabato dalle 10 alle 19, lunedì dalle 10 alle 16, sono delle figure linearmente instabili e cromaticamente stratificate.
I lati sono irregolari e a volte un po’ tremolanti, i colori sono accesi, densi e materici.
Una vibrazione, un sussulto che ha generato lo scardinamento della struttura ha conferito loro un aspetto disarmonico ma paradossalmente aggraziato.
In questa rivisitazione eterodossa della ‘tradizione del quadrato’ è possibile intravedere un’implicita, ironica e forse anche un po’ iconoclastica dichiarazione di poetica. Per Angela Dwyer la pittura astratta non è innanzitutto astratta, ma innanzitutto pittura.

Nella foto un’opera di Angela Dwyer

21 Feb

Le meraviglie del lago di Como

Pubblicato da anyony


Anche il Lario ha la sua “Grotta Azzurra”

L’estate scorsa, meta frequente delle mie escursioni sul Lario con la dolce canoa “Nuvola Azzurra”, era quella che una volta era considerata la “Grotta Azzurrra” e tuttora viene chiamata così.
Difatti in località Grosgalle, posta al confine con il Comune di Bellagio, vi era un tempo questa splendida cavità di origine carsica, raggiungibile esclusivamente via Lago. Era conosciuta dagli abitanti di Lezzeno con il soprannome di ?Grotta Azzurra?, poiché il riflesso dei raggi del Sole sulle acque del lago, nelle prime ore del pomeriggio, dava vita ai suggestivi giochi di luce che ricordavano la celebre grotta dell?Isola di Capri, conosciuta in tutto il mondo per i suoi splendidi faraglioni.
La grotta, posta nei pressi del famoso ?Ponte del Diavolo?, era ubicata in una zona dove le pareti rocciose scendono a strapiombo verso l?acqua del lago e dalla quale si gode di una splendida vista della sponda opposta del Lario e dell?Isola Comacina.
Da sempre orgoglio dei lezzenesi, la ?Grotta Azzurra? era un tempo meta delle escursioni dei battelli della Navigazione del lago di Como, ma anche delle imbarcazioni dei residenti, ?rapiti? dalla magia regalata da acqua, luce, stalattiti e stalagmiti.
Sfortunatamente alcuni anni fa essa è stata quasi distrutta da un crollo.
Prima si poteva entrare in barca, adesso non è più possibile in quanto all’imboccatura ci sono degli assi che la sostengono ma, guardandola, si può intuire che un tempo doveva essere davvero una meraviglia.
Proprio nei pressi di questa grotta, esattamente sotto il “Ponte del Diavolo” c’è una spiaggetta che è un’oasi di pace e di frescura. E lì sostavo per riposarmi un pò e per immergermi nelle amate acque…Rifocillata dall’atmosfera riposante e dalla splendida vista riprendevo con nuova energia la mia piacevole vogata sul Lario.

Nella foto la grotta azzurra fotografata dalla mia canoa di cui si nota la prua

26 Dic

Un pizzico di napoletanità sull’ amato lago di Como

Pubblicato da anyony


Un presepe napoletano esposto sul Lario

Sul sito “Notizie in Breva” (Clicca qui) ho letto che a Varenna sul Lago di Como, in villa Monastero, in occasione di questo Natale, è stato esposto un antico presepe napoletano del’700 in terracotta dipinta.
Per questo evento, il presepio è stato prestato dal Museo del Presepio di Osnago ed è stato esposto in prestigiose sedi, tra le quali il Duomo di Milano.
Si potranno ammirare statue in abiti e costumi che illustrano la tradizione figurativa napoletana e le figure “in terzina” (misure e proporzioni pari ad un terzo di quelli reali).
Una bella notizia per me che di origine sono napoletana, è come se una parte di me, e precisamente della mia infanzia, si fosse andata a posare sul lago dei miei sogni. Uno splendido regalo di Natale che mi ha fatto il Lario…
Difatti una delle cose che ho sempre amato a Napoli è “il rito del presepe” e ricordo quando da bambini incollavamo i pastorelli con la “colla di pesce” che si scaldava in un pentolino ed emanava un odore terribile ma faceva tanto Natale.
E chi ha visto il famoso “Natale in casa Cupiello” di Edoardo De filippo, può farsi un’idea di quanta importanza possa avere in una casa napoletana la preparazione del presepio.
Difatti Il presepe napoletano “o Presebbio”, insieme agli zampognari, alla tombola ed al menu del 24 dicembre, è uno dei simboli più intensi della tradizione natalizia a Napoli.
La costruzione del presepe napoletano inizia tradizionalmente l’otto dicembre: dal ripostiglio si tira fuori la “base” dell’anno precedente (uno scheletro di sughero e cartone poggiato su una tavola di legno, senza pastori ed addobbi vari) e si progetta di quali pastori arricchirla.
Allora una passeggiata a San Gregorio Armeno, la via del presepe napoletano, diventa d’obbligo e l’anno scorso, dopo anni che ci mancavo, ho avuto la gioia di percorrere questa strada piena di arte e folclore.
Ci sono decine di negozi e di coloratissime bancarelle dove gli artigiani del presepe espongono le loro creazioni. E non vi dico la folla!! Ardua impresa è stata percorrerla tutta facendomi spazio a braccia tra tanta gente!!!
La realizzazione del presepe può durare da alcuni giorni fino a tutto il periodo prenatalizio, ma è d’obbligo che la sera del 24 tutto deve essere pronto. Ovviamente, tranne il bambinello nella culla, che dovrà essere aggiunto esattamente alla mezzanotte di Natale. E che rito! Allo scoccare dell’ora esatta tutta la famiglia si riunisce davanti al presepio per veder nascere Gesù bambino e ricordo che noi bimbi guardavamo con gli occhioni spalancati e sentivamo nel cuore quel momento mistico.
Il presepe napoletano non è solo artigianato e tradizione popolare, ma ha conosciuto e conosce tuttora forme di elevata espressione artistica, come il famoso presepe Cuciniello e gli altri presepi settecenteschi del Museo di San Martino o la magnifica e poco conosciuta collezione tedesca di presepi napoletani del Bayerischen National museums di Monaco di Baviera.
Anyony

Ps: Mi piacerebbe conoscere attraverso i vostri racconti tradizioni che riguardano il presepio di altre località della nostra bellissima Italia.

Nella foto il presepe napoletano esposto in occasione del Natale 2005 a Napoli nella galleria “Umberto Primo”

11 Ago

Quel ramo del lago di Como……

Pubblicato da anyony


Dedicata al ramo di Lecco

Tutto m’incanta del Lago di Como
che chiaro si offre alla vista;
dei tre suoi superbi rami
più selvaggio mi appare quello di Lecco.

Maestosi sono i suoi rocciosi strapiombi
e brillanti le macchie di verde.
Le Grigne si stagliano nel cielo
e incutono rispetto e timore.

Cangianti sono l’acque del Lago
che variano a un soffio di “breva”
e mentre son verde smeraldo
diventano di mille colori.
E’ come se un arcobaleno
creasse riflessi nel Lario.

Mutevoli sono le correnti
così come le brezze ed i venti.
S’alternano onde rabbiose
a placidi spazi di quiete.

I pochi ridenti paesini
risplendono loro antica bellezza.
Non l’adornano ville lussuose
ma solo rustiche case.

E’ magia di natura
che s’offre sovrana
a chi naviga quel ramo del Lario.
E’ unico, ineguagliabile spettacolo
che s’imprime nel profondo del cuore.

Un grazie speciale al capitano Martino della Flotta Lariana che mi ha fatto apprezzare ed amare questo ramo del Lario illustrandomi tutte le sue bellezze.
E’ a lui che dedico questa poesia.
Bello è vedere che persone che sono nate sul Lago e lo navigano ogni giorno non si stancano mai di ammirarlo ed amarlo…

19 Mag

Prosegue con successo la mostra di Magritte a Como

Pubblicato da anyony


Tantissimi visitatori alla mostra di Magritte a Villa Olmo

Fino al 16 luglio 2006 nelle sale della settecentesca Villa Olmo si terrà la mostra dedicata a RENÉ MAGRITTE, organizzata dall?Assessorato alla Cultura del Comune di Como in collaborazione con la Fondation Magritte di Bruxelles e i Musées Royaux des Beaux Arts di Bruxelles.
A visitare la mostra, iniziata a Marzo, è stata c’è stata una grande affluenza di visitatori.
La rassegna raccoglie sessanta dipinti a olio e venti tra disegni e lettere illustrate realizzati dal genio surrealista tra il 1925 e il 1967, quaranta dei quali provenienti dalla Fondation Magritte.
L?appuntamento di Como e’ l?ultima occasione per ammirare in Italia questi capolavori, prima della loro definitiva collocazione nel Museo Magritte di Bruxelles, che si aprirà nell?aprile 2007.

L’arte di Magritte

René François Ghislain Magritte (Lessines, Belgio, 21 novembre 1898 – Bruxelles, 15 agosto 1967) fu un pittore surrealista belga.
Insieme a Paul Delvaux è considerato il maggiore esponente del Surrealismo in Belgio, e uno dei più originali esponenti europei dell’intero movimento. Dopo inizi vicini al Cubismo ed al Futurismo, il suo stile s’incentrò su una tecnica raffigurativa accuratissima basata sul trompe l’oeil, alla pari di Salvador Dalí e di Delvaux, ma senza il ricorso alla simbologia di tipo paranoide del primo o di tipo erotico-anticheggiante del secondo.
Alcune sue opere, quelle in cui i volti sono coperti da lenzuola, sono da collegare allo shock avuto dal pittore a tredici anni, quando vide recuperare il cadavere della madre suicida in un fiume, coperta appunto da un panno intorno alla testa.
Magritte svolge un tipico illusionismo di ordine onirico; illustra, ad esempio, oggetti e realtà assurde, come un paio di scarpe che si tramutano nelle dita di un piede o un paesaggio simultaneamente nella parte inferiore notturno e in quella superiore diurno, ricorrendo a tonalità fredde, ambigue, antisentimentali, quali quelle del sogno.

29 Mar

"Pezzi letterari" nell’antico ed eterogeneo museo di Como

Pubblicato da anyony


Un manoscritto del Leopardi al “Museo Giovio” di Como

Il Museo Giovio di Como oltre e molti reperti archeologici contiene oggetti davvero eterogenei.
Ultimamente si è arricchio di un presioso scrigno appartenuto alla famosa scrittrice francese dell’ottocento George Sand.
Lo scrigno è stato donato al Museo dalla decana della cultura lariana Carla Porta Musa che ha festeggiato da poco i 104 anni.
Ma lo scrigno non è l’unica reliquia letteraria presente a Como. Il Museo Giovio infatti conserva l’originale autografo dell’”Appressamento della morte”, poema di cinque canti in terzine dantesche di Giacomo Leopardi. Fu scritto nel 1816 e, secondo il recanatese, «in undici giorni senza interruzioni». È ritenuto dai critici il più alto documento dell’apprendistato poetico dell’autore, da poco convertito alla letteratura ma già infiammato dagli ideali che di lì a poco daranno vita alla grande stagione delle canzoni e degli idilli. Ne ha recentemente procurato una nuova edizione critica la studiosa Sabrina Delcò-Toschini, che sottopone il testo a una scrupolosa analisi.

Origini del “Museo Giovio”

La prima esposizione di oggetti curiosi, strumenti scientifici e antichità venne allestita a Como in due locali del Liceo Classico cittadino, in seguito a una circolare del 1837 con cui l’arciduca Raineri, viceré del Regno Lombardo-Veneto, invita ad attivare “gabinetti tecnologici” dove raccogliere “qualunque prodotto naturale, di antichità o di un’industria”.
Le raccolte si ampliarono presto grazie alle numerose donazioni e l’edificio divenne insufficiente a contenerle.
Il Comune istituì allora nel 1871 una “Commissione per la formazione e conservazione del Civico Museo” che portò nel 1897 all’inaugurazione della sede attuale, nel palazzo che era stato la residenza cittadina dei Conti Giovio, affittato nel 1894.
L’incremento delle collezioni archeologiche fu molto rapido fin dall’inizio del secolo, grazie all’opera di illustri studiosi e ricercatori locali; l’attività di scavo e di ricerca che il museo svolge sul territorio porta a un continuo aggiornamento delle collezioni e delle conoscenze.

A proposito di George Sand

Georgesandismo” fu un neologismo, creato nel 1800, che deriva chiaramente dal nome d’arte della scrittrice George Sand, il cui vero nome era Aurore Dupin, e aveva una valenza negativa per indicare una donna libera e non abbastanza femminile secondo le regole dell’epoca. Fu usato in Inghilterra, in Russia e in Italia poi cadde in disuso. Le donne che sostenevano di non essere inferiori – l’inventata e razzista inferiorità della donna era un concetto diffuso nei secoli passati in Europa- e che volevano parità e diritti eguali agli uomini erano spesso irrise, dileggiate quando i loro pacifici cortei non erano attaccati dalla polizia. Il fatto che donne e uomini hanno gli stessi diritti e gli stessi doveri è una verità per nulla accettata in gran parte del pianeta ancora oggi.

Tutto ciò accadeva dopo la rivoluzione francese e noi donne dobbiamo ringraziare questa scrittice che è stata forse una delle prime a rivendicare i diritti femminili.