Archivio per la categoria 'Argomenti vari'

23 Ott

Santuari mariani sul Lario

Pubblicato da anyony

 
 

Santuario della Madonna delle Lacrime di Lezzeno

Mi sono domandata molte volte come mai la Madonna sia venerata con tanti nomi e volti diversi ad ognuno dei quali sono dedicati uno o più santuari, ne cito alcuni del Lario: la Madonna del Soccorso di Ossuccio, la Madonna delle Lacrime di Lezzeno, la Madonna del Fiume di Mandello, la Madonna del Latte di Debbio, la Madonna della Pace di Nobiallo, la Madonna della Cintura venerata a Bellagio ecc… ecc…
Ognuna di queste diverse denominazioni è dovuta ad un qualche miracolo accreditato all’immagine che la rappresenta.
Insomma il culto mariano è molto diffuso e non c’è che l’imbarazzo della scelta nel decidere a quale di queste rappresentazioni della Santa Vergine ci si sente più legati, trascurando forse il fatto che si tratta sempre dell’unica Madre di Gesù.
Trovo molto più spiegabile i vari appellativi di Maria che derivano dalle località dove è apparsa, mentre al mio dubbio sulle altre denominazioni, si potrebbe rispondere che ogni paese in cui viene venerata la Madonna è legato ad un’iconografia ed a tradizioni diverse.
Penso però che, essendo noi spesso devoti ad un’immagine più che ad un’altra e rivolgendoci a Lei con atto di fede, potremmo anche perdere di vista che si tratti sempre della medesima persona.
So che non è questo il luogo adatto per una discussione su un tema tanto delicato che lascio a chi in materia religiosa ne sa molto più di me. Tuttavia, nonostante queste mie riflessioni non posso negare che anch’io, nel corso della frequentazione del Lario mi solo legata ad alcune rappresentazioni della Madre di Gesù piuttosto che ad altre. Chi mi ha letto i miei diari avrà compreso appieno la mia predilezione per la Madonna del Soccorso alla quale anche la scorsa estate ho fatto visita due volte nonostante la salit per raggiungerla sia piuttosto faticosa..
E come trascurare le varie Madonne del latte le cui raffigurazioni ho cercato in vari paesi, della cui esistenza comprendo l’esigenza in periodi della storia in cui le puerpere invocavano la Santa Vergine perché facesse loro mancare l’alimento essenziale per la sopravvivenza dei neonati?
A questa rosa di “favorite” devo aggiungere altre due raffigurazioni mariane che mi hanno molto incuriosita nelle ultime due estati trascorse sulle sponde del Lario: mi riferisco alla Madonna della Pace di Nobiallo e alla Madonna delle Lacrime di Lezzeno, frazione alta di Bellano, che non rappresentano altro che due diversi aspetti di una stessa raffigurazione.
La storia me l’ha raccontata un mio caro amico di Lecco e, curiosa come sono, ho fatto il San Tommaso della situazione andando a verificare di persona ciò che tanto mi aveva affascinato ascoltare.
Sull’argomento mi dilungherò a lungo prossimamente, quando racconterò della mia visita  al bellissimo santuario di Lezzeno di Bellano;  per ora mi limito a dire che una copia della Madonna della Pace di Nobiallo fu portata a Lezzeno da Bartolomeo Mezzera, un contadino di Bellano che l’aveva acquistata nel corso di una sua visita al santuario di Nobiallo.
Un giorno, fermandosi per un’Ave Maria di fronte alla cappelletta nel suo podere dove era situata la sacra immagine, la vide piangere lacrime di sangue e lì il culto per la Santa Vergine.
 
7 Ott

L’Orticolario a Villa Erba: poesia e immagini di Rosa Maria Corti

Pubblicato da anyony

L’Orticolario è  la manifestazione che si tiene all’inizio dell’autunno a Villa Erba di Cernobbio nel luogo prediletto da Luchino Visconti.

 

RIME E RITMI

 

 L’occhio converge al centro

di  ragnatele orbicolari

che la rugiada fa brillare

come  tridimensionali altari.

 

Cadute le prime foglie

nel bosco scintilla il rosso

di turgide bacche e vellutate

muscarie radunate a gruppi.

 

Nell’incedere mio, lento,

il ricordo di passate stagioni,

calma serena e balsami pastello.

 

Nulla sembra cambiato,

riscalda ancora vene l’autunno.

Rosa Maria Corti

 

19 Set

Chi ha tempo non aspetti tempo…

Pubblicato da anyony

L’avevo notato per la prima volta a Varenna in occasione dell’arrivo del Corriere di Lindau, la mitica carrozza trainata da cinque cavalli che ogni estate, fino ad alcuni anni fa, ripercorreva la strada del  postale che in passato, affrontando percorsi impervi, a tratti anche con la neve, portava passeggeri e corrispondenza da Lindau fino a Milano.
Lo stesso cocchiere che un tempo aveva guidato il postale, negli ultimi anni, portava a bordo passeggeri tutti paganti per fini turistici. Per me era un attrazione cui non volevo rinunciare.
Aveva una lunga barba bianca e un’aria di chi la sa lunga, fin dal primo momento mi sentii attratta, pensai che doveva essere un personaggio e che, se l’avessi avvicinato, di certo mi avrebbe detto cose interessanti. Lo fotografai in un atteggiamento tenerissimo con Sheila, il labrador del mio amico Fabrizio, e quando, all’arrivo della mitica diligenza, scambiò un lungo e sentito abbraccio con il cocchiere.
Pensai che oltre ad essere un personaggio doveva avere un gran cuore.
Mi capitò spesso d’incontrarlo durante le mie passeggiate a Varenna, avrei voluto fermarlo e parlargli, una volta mi avvicinai intenzionata a farlo, ma poi rinunciai. La mia timidezza prendeva sempre il sopravvento mentre dentro di me pensavo: “ Mi capiterà ancora d’incontrarlo e la prossima volta non me lo farò sfuggire, o forse, meglio ancora, troverò qualche mio conoscente che me lo potrà presentare.”
Sono trascorse diverse stagioni, ho continuato ad incontrarlo e a rimandare.
Stamattina entrando in un bar situato nella piazza principale di Varenna, sono stata attratta da un ritaglio di giornale appeso al muro. L’ho riconosciuto subito dalla fotografia.
Il titolo dell’articolo diceva:
“Addio Magnan, memoria di Varenna”.
Ho letto con commozione quanto scritto.
Quel simpatico signore dalla lunga barba bianca qualche mese fa è volato gli angeli lasciando una grande tristezza tra i suoi paesani che lo conoscevano e l’ammiravano.
Era la memoria storica del bellissimo borgo sul ramo di Lecco: una persona straordinaria amata da tutti. Raccoglieva gli oggetti antichi e gli articoli che parlavano del passato, era un esperto delle tradizioni del suo paese.
Gli bastava leggere un libro per ricordarlo in ogni suo particolare. Insomma era un personaggio mitico.
I gestori del bar mi hanno guardata con curiosità:
“Come mai una turista è tanto interessata a una persona del luogo?” – Avranno pensato, senza immaginare che ero assalita da rimpianti per aver rimandato un incontro che mi avrebbe sicuramente arricchita.
Ora era come se l’avessi conosciuto senza potergli comunicare la mia ammirazione.
Nello stesso tempo ho imparato una lezione:
“La prossima volta, se il cuore mi suggerisce qualcosa non farò trascorrere tempo!”

10 Set

Un saluto ai cari frati cappuccini

Pubblicato da anyony

La vita sul Lario mi trascina in un vortice di emozioni, gioie e an e dispiaceri per la troppa partecipazione ad avvenimenti che mi coinvolgono emotivamente.

Ieri avevo deciso di non salire al Sacro Monte del Soccorso nell’occasione della festa per ricordare i due frati cappuccini così come li avevo visti l’ultima volta e conservare la loro immagine nel profondo del cuore.

Stamattina, come ogni martedì, mi sono recata al mercato di Lenno e, dopo un giro per i banchi e qualche acquisto, ho sentito irrefrenabile il desiderio di portare il mio saluto alla Madonna del Sacro Monte e il mio commiato per quest’estate dal momento che si avvicina la par7

  tenza.

Mi sono incamminata passando per l’antica via Regina e poi la via dei Poeti e ho proseguito per Molgisio. Ogni tanto ho fatto qualche sosta per fotografare l’ennesima volta gli antichi lavatoi e bere qualche sorso  alle varie fontane. Quest’anno un’ordinanza del comune diceva che la troppa pioggia aveva portato inquinamento e l’acqua non era potabile. Nonostante ne fossi al corrente, presa dall’arsura ho preferito rischiare anche perché, in cuor mio, avevo la certezza che la Madonna del Soccorso mi avrebbe preservata da qualsiasi male.

Giunta alla prima cappella, quella dell’Annunciazione, ho cominciato ad affrontare la salita a passo spedito, era come se un’esigenza interiore spingesse le mie gambe.

Arrivata sul sagrato 

o potuto notare i segni della festa di ieri: la porta della chiesa era incorniciata da fiori e ghirlande e nastri bianchi e azzurri abbellivano la scena.

Sono entrata in chiesa e ho recitato delle preghiere per i miei cari defunti, ho acceso un lumino e ho impresso negli occhi varie immagini per portarle con me durante il lungo inverno. Tornata sul sagrato, mi sono soffermata ad ammirare i vasi di fiori  di padre Floriano che erano più floridi che mai, quasi volessero salutare l’amato frate al massimo della loro bellezza.

Poi , scesi gli scalini sotto al campanile per dare uno sguardo al “Mercatino delle pulci”, ho avuto una profonda delusione: era completamente vuoto, nemmeno una traccia di tutti gli oggettini che il frate aveva raccolto con amore e che chiunque poteva acquistare con una piccola offerta.

Con la malinconia nel cuore, stavo per lasciare il luogo sacro quando ho visto arrivare una jeep con a bordo un frate. Si è subito accesa in me la speranza che la notizia diffusa sul giornale fosse sbagliata  e che i due cari padri cappuccini sarebbero rimasti a prendersi cura del Santuario del Soccorso.

Ancora più felice mi sono sentita quando mi sono resa conto che non si trattava di un volto nuovo, era proprio padre Elia!

Mi sono avvicinata per salutarlo e gli ho chiesto quanto mi stava a cuore. La sua riposta ha spento ogni speranza: da ieri non erano più lui e padre Floriano i rettori del luogo sacro, in settimana sarebbero partiti per altre destinazioni sostituiti da due sacerdoti.

Ho letto nei suoi occhi il dispiacere in un momento di alta spiritualità dove la commozione reciproca non lasciava spazio alle parole.

Ho cercato di fermare le mie lacrime mentre padre Elia mi diceva che si sarebbe trasferito in Val Seriana e padre Floriano aveva per destinazione il lago D’Iseo.

Abbiamo scambiato ancora qualche frase, gli ho espresso tutto il mio dispiacere per la loro partenza e per il mercatino delle pulci.

Nel salutarmi il caro frate mi ha stretto la mano e, facendomi gli auguri per il futuro, mi ha congedata con due baci sulle guance.

Sono rimasta ancora qualche minuto sul sagrato e, quando ho visto chiudersi alle sue spalle la porticina del campanile, ho iniziato la discesa. Come sempre ho tolto le scarpe per aver un maggior contatto con la natura, ma questa volta  il mio corpo era come distaccato dall’anima che sentivo levitare.

L’incontro con il frate mi aveva portata in un’alta dimensione: ero molto triste ed ho lasciato scorrere le lacrime, ma nello stesso tempo mi sentivo ricca dentro di una spiritualità che momenti così forti mi avevano donato.

Il Sacro Monte per me non sarà più come prima, mi mancherà una sua parte fondamentale, ma tornerò ancora per riprovare antiche sensazioni e per ritrovarmi con i Cari Frati che per me continueranno a vivere lì attraverso i ricordi.

 

 

 

 

5 Set

Padre Floriano e Padre Elia trasferiti dal Santuario della Madonna del Soccorso

Pubblicato da anyony

 La Chiesa ha le sue regole. Non sta a me giudicare se siano giuste. Certo è che quanto ho letto stamattina sulla Provincia di Como mi ha lasciata sconcertata: i due frati cappuccini, Padre Floriano e Padre Elia che per anni sono stati i rettori del Santuario della Madonna del Soccorso ad Ossuccio, verranno trasferiti l’otto settembre, giorno in cui si festeggia la natività di Maria. Al loro posto ci saranno due sacerdoti: don Sergio Tettamanti, attualmente parroco di Zelbio, e don Michele Gianola, vice-rettore al seminario diocesano.

Per me i due frati sono insostituibili, in particolare considero frate Floriano un’istituzione: in tutti questi anni sono salita al Soccorso più volte e mi è capitato spesso di visitare il suo mercatino sotto al campanile, dove si può trovare un po’ di tutto, piccoli oggetti d’arredamento, oggetti antichi ninnoli, libri. Che dire del suo giornalino ad uscita periodica  dove invitava alla fede e alla riflessione con semplici parabole dal significato profondo? E del suo piccolo giardino fatto di vasi fioriti sul sagrato della chiesa?

 

Lo ricordo anche alla processione di San Giovanni quando si arrivava ad Isola imbarcandosi sul piroscafo Concordia.Salire al Soccorso e non vedere padre Floriano è come far visita in una casa e non trovare l’ospite principale.Lo stesso vale per padre Elia col quale ho avuto meno occasioni di colloquiare ma che si è occupatp del Santuario da oltre venti anni. Padre Elia sarà trasferito al convento di Albino nella bergamasca, mentre padre Floriano al convento di Lovere sul lago D’Iseo.

Io mi chiedo: perché  non lasciarli invecchiare dove hanno dato tanto con cura con passione?

Ma io non sono altro che una minuscola goccia di lago e non all’altezza di comprendere decisioni che vengono da altre sfere e che sicuramente avranno delle giuste ragioni.

In ogni caso, non posso megare che la notizia mi ha molto rattristata e combattuta: una parte di me mi dice di salire al Soccorso per salutare i due frati, mentre un’altra rifugge dagli addii e mi suggerisce di ricordarli così come li ho visti l’ultima volta nelle loro funzioni.

 

 

 

1 Set

Nella Basilica San Giacomo di Bellagio, Messa di requiem di Mozart in memoria di Claudio Abbado

Pubblicato da anyony

Sabato sera, 30 agosto, nella Basilica di San Giacomo a Bellagio, strepitoso successo del “Requiem in re minore” di Wolfang Amadeus Mozart per soli, coro ed orchestra.

L’evento fa parte del Festival di Bellagio e del lago di Como con la direzione artistica di Rossella Spinosa.

I musicisti:

Marcella  Orsatti, soprano

Alessandra Palomba, contralto,

Mirko Guadagnini, tenore

Gabrile Sagona, basso

Orchestra Sinfonica “G. Rossini” di Pesaro

Coro Anzolim de La Tor di Riva del Garda

Michele Brescia, Direttore

 

L’ambientazione non poteva essere più adatta e l’acustica perfetta.

L’affluenza è stata superiore alle aspettative, già un’ora prima, quando sono arrivata con i miei amici di Lecco, c’erano diverse persone in fila davanti all’ingresso della chiesa in attesa che aprisse.

Appena s’è dischiuso il portone del sacro edificio c’è stato un corri corri  per accaparrarsi un posto a sedere.

Ciò che ci ha sconcertati è stato trovare diverse panche nelle prime file con la scritta “Riservato”. Non ci è sembrato giusto, visto che si trattava di una manifestazione pubblica. Purtroppo tanti sono rimasti in piedi, molti si sono seduti sui gradini che portano agli absidi laterali. Io e i miei amici abbiamo avuto la fortuna di riuscire a prendere possesso di una sedia. Eravamo circondati da persone in piedi, una signora straniera si è addirittura seduta per terra proprio accanto a me.

Per il resto, tanto di lode per l’organizzazione  e per gli interpreti che sono stati meravigliosi.

La manifestazione è stata dedicata alla memoria di Claudio Abbado del quale il direttore artistico Sig.ra Rossella Spinosa ha letto alcuni aneddoti scritti da un bellagino che ha avuto la fortuna di conoscere il grande direttore d’orchestra quando era ventenne e ha preferito restare anonimo.

Ciò che non sapevo è che Claudio Abbado si era innamorato di una ragazza di Bellagio che poi sposò Lenno in modo molto riservato, scegliendo per testimoni due persone di passaggio. Gli piaceva giocare ed era un gran mattacchione,

Ma la cosa che più mi ha colpita è che, insieme a sua moglie, era un frequentatore della Cappelletta da me tanto adorata, meta delle mie vogate in canoa e, come ho detto in altre occasioni, un tempo bar frequentato da persone molto facoltose che la raggiungevano a bordo di barche e motoscafi.

Pur non sapendolo, ho condiviso delle passioni con il grande musicista, motivo in più per essere emozionata che si aggiungeva all’estasi creata della musica sublime che riecheggiava tra le antiche pareti della chiesa inebriando le orecchie e gli animi di tanti spettatori nonostante il super affollamento la temperatura piuttosto alta di una serata finalmente serena.

Non amo gli ambienti chiusi e più di una volta, in passato, sono stata costretta a lasciare funzioni religiose per mancanza d’aria. Mi ero infatti premunita di avvisare i miei amici che probabilmente sarei uscita dalla chiesa prima che  il concerto giungesse a termine. Ma, sin dalle prime note e dalle prime arie sono rimasta rapita da tanta arte e tanta melodia, ho dimenticato di trovarmi in un luogo tanto affollato e ho vissuto quell’ora magnifica in una dimensione molto più alta, così come penso che sia capitato a tanti presenti che hanno seguito la messa fino in fondo nonostante in posizioni molto scomode.

Al termine del concerto gli applausi sono scrosciati spontanei e meritati e c’è stato un bis graditissimo e desiderato.

Fuori dalla chiesa, il cielo era stellato, la serata serena al contrario di tante altre di quest’estate dal clima balordo e incostante, la magia della musica di Morzart e degli artisti che tanto magistralmente l’anno eseguita è continuata in una Bellagio che si offriva in tutto il suo splendore con tante lucine che brillavano nel lago e tanta dolcezza e spiritualità che portavamo nel cuore.

 Un particolare  ringraziamento  va a Don Renzo per aver offerto un luogo speciale per la perfetta riuscita dell’evento. 

29 Ago

L’adorata Cappelletta

Pubblicato da anyony

 

Quest’anno, visto il tempo incostante e molto piovoso, ho deciso di non mettere in acqua la mi canoa, ma ho dovuto rinunciare a molti luoghi che potevo raggiungere a bordo della Nuvola Azzurra. Quello che mi è mancato di più è stata la Cappelletta, un tempo bar, dove approdavo spesso per godere della solitaria spiaggetta e del bel panorama che si può ammirare soprattutto dal suo terrazzo.

La nostalgia era troppa e stamattina, approfittando del bel sole, io e un mio caro amico abbiamo tentato l’avventura via terra: ricordavo che molti anni fa, quando ancora non avevo la Nuvola, una volta l’avevo raggiunta via lago attraversando le varie spiaggette e in alcuni punti nuotando, poi ero tornata a piedi per il bosco salendo una scala sconnessa che porta sulla strada statale.

Stamattina non ce la sentivamo di entrare nell’acqua che, dopo le numerose piogge, è piuttosto fredda, quindi non ci restava che tentare l’avventura scendendo per il bosco.

Dopo i primi gradini la scala era piuttosto scivolosa specialmente per me che  indossavo le ciabatte; abbiamo allora deciso di tentare per un sentiero anche se, nel fitto della vegetazione non riuscivamo ad orientarci. Per avere più presa, ho tolto le ciabatte e ho proseguito l’avventura a piedi nudi. Anche il sentiero, ad un certo punto diventava pericoloso, avevamo deciso di rinunciare, quando, nel tornare, abbiamo di nuovo incontrato la scala. Il luogo era proprio impervio ma questa volta non abbiamo desistito, era troppo forte era il desiderio di raggiungere la Cappelletta.

Lentamente e aggrappandoci a dei rami, siamo riusciti ad arrivare alla meta. Mi sono lavata i piedi nell’acqua ed ho iniziato a scattare foto mentre nella mente si sono affollati tantissimi ricordi.

Nel tornare ho contato più di duecento scalini, i miei piedi erano doloranti  e, sia io che il mio amico avevamo l’affanno, ma la grande gioia per aver rivisto l’adorata Cappelletta ci ripagava della faticosa e rischiosa  avventura.

24 Ago

La preghiera dell’Albero all’uomo

Pubblicato da anyony

 

La funivia per i piani di Artavaggio parte da Moggio nella Valsassina dove si lavora molto il legno, lo testimoniano alcuni monumenti sparsi per le strade del paese. C’è anche un negozio con tanti interessanti lavori d’intaglio che partono da piccoli oggetti a grandi tavoli e panche. Mi ha particolarmente colpita una scritta incisa su di una tavola del prezioso materiale, posta sul muro esterno della bottega che mi ha fatto meditare sull’importanza degli alberi che sono preziosi per la nostra vita accompagnandoci lungo tutto il percorso terreno.

La scritta diceva:

 

Preghiera dell’Albero della foresta:

 

O uomo,

Io sono il colore della tua stanza nelle fredde notti invernali e l’ombra protettrice dai dardeggianti raggi del solleone.

Io sono il tetto della tua casa e l’asse del tuo desco.

Io sono il letto dove tu dormi e il legno delle tue navi.

Io sono il manico della tua zappa e la porta della tua capanna.

Io sono il legno della tua culla e della tua bara.

Io sono il pane della bontà e il fiore della bellezza.

Ascolta la mia preghiera, proteggimi e difendimi.

 

7 Ago

Morterone, minuscolo paese di trentasette anime

Pubblicato da anyony

Tra le montagne lecchesi a1100 metrid’altezza, lontano da altri centri abitati, c’è Morterone, un piccolo paese che fa comune a sé e conta soltanto 37 abitanti quasi tutti anziani.

Ha origini molto antiche come testimoniano le cascine in pietra ancora piuttosto intatte del nucleo di Frasnida,  già esistenti nel 1566, oggi non più abitate ma d’estate luogo di alpeggi.

Un tempo – mi ha raccontato il gestore dell’unico bar- ristorante situato poco prima della parrocchiale dedicata all’Assunta e del minuscolo centro abitato – Morterone contava più di 500 abitanti e si poteva raggiungere solo tramite una mulattiera.

Ora che esiste una carrozzabile, in paese sono rimaste pochissime persone, si popola solo un po’ di più in estate quando arrivano villeggianti e turisti curiosi.

Ma ciò che mi ha estasiata di più, è la vista mozzafiato sulla città di  Lecco, sul monte Barro e altre montagne che si estende fino a Garlate, godibile dalla strada per raggiungere il piccolo nucleo; sullo sfondo si distinguono anche i laghi di Annone e di Alserio.

La via è stretta e tortuosa, bisogna prestare molta attenzione alla guida, lo strapiombo è vertiginoso.

Nonostante che tutti i quindici km in salita che si percorrono da Lecco per raggiungere Morterone lascino col fiato sospeso e col terrore di poter precipitare da un momento all’altro specie in certi punti non provvisti di gardrail, il fascino d’insieme è spettacolare, in certi punti sembra quasi di sfiorare le rocce imponenti che dominano tutto il percorso, mentre l’occhio è attratto verso il basso e cerca di abbracciare il meraviglioso spettacolo che si offre.

Si resta talmente stupiti di come l’uomo abbia potuto scavare nella roccia un percorso tanto lungo e difficile che, quando si arriva quasi in cima alla montagna, ci si rende conto che il luogo è testimonianza di un miracolo divino.

Oggi, dopo innumerevoli giornate di pioggia, il dio Sole è tornato a splendere e il panorama si poteva ammirare in tutto il suo splendore; mentre godevo di tanta immensità, ho rivolto una preghiera di ringraziamento all’Altissimo per aver creato il meraviglioso Lario e i suoi dintorni. Ma la mia gratitudine va all’amico che si adopera sempre per mostrami nuove bellezze del suo territorio.

Il piccolo nucleo di case ha una bella parrocchiale, la chiesa dell’Assunta, situata in una conca sotto le cime del Resegone, un po’ isolata dal centro abitato; una lapide inserita nella facciata porta la data 8 giugno 1461 e testimonia un restauro dell’edificio originariamente di forme gotiche. Attualmente il sacro edificio è in stile neoclassico con tre cappelle per lato  e abside semicircolare. Al suo interno le opere più antiche sono rappresentate da una tela di Francesco Quaglio (1842), un tempo pala dell’altare maggiore, ora appesa nell’abside, e da una statua seicentesca dell’Assunta nella terza cappella a destra.

Percorrendo i quindici km in discesa, ho potuto godere ancora una volta della paradisiaca visione portando con me un altro ricordo magico che va ad aggiungersi ai tanti che ho accumulato in queste estati vissute sul lago dei miei sogni.

 

4 Ago

Triathlon con partenza da San Giovanni

Pubblicato da anyony

Triathlon con partenza da San Giovanni

Ancora una volta il tempo è strato spietato, ma in tanti non si sono arresi: nonostante le condizioni meteorologiche avverse, stamattina si è svolta ugualmente la gara di triathlon con partenza da San Giovanni.

Io e Ambrogio ci siamo posizionati al termine della scaletta che porta all’ entrata laterale dell’oratorio, luogo dove lo scorso anno Raffaele Beretta trascorreva spesso la notte per poter iniziare di prima mattina il suo lavoro di restauro della chiesa. Il punto era strategico per dominare la scena dei preparativi della partenza e scattare delle foto dei partecipanti con lo sfondo del lago, incantevole anche in giornate bigie come oggi.

Mentre gli atleti venivano contrassegnati dai giudici di gara con il numero di partecipazione scritto a pennarello sulla gamba o sul braccio e indossavano le mute per affrontare la gara di nuoto, io e Ambrogio facevamo le nostre considerazioni sulla loro preparazione valutando la potenza muscolare.

La nostra attenzione si è soffermata su di una ragazza dall’aspetto piuttosto delicato, ci domandavamo come avrebbe potuto affrontare un km e mezzo di nuoto, 40 km di bicicletta e 10 di corsa previsti dal triathlon, per di più sotto la pioggia che continuava a incalzare. Abbiamo deciso di tifare per lei come nostro mutuo incoraggiamento.

Tra gli uomini, molto più numerosi delle donne, ci ha invece colpiti un giovane dai lunghi capelli bruni e la folta barba.

Abbiamo puntato su di lui.

I partecipanti, 271, avevano precedentemente lasciato le macchine al Ghisallo, punto d’incontro iniziale e giungevano a San Giovanni in bicicletta dopo9 kmdi pedalata.

Quando si avvicinava la partenza per la gara di nuoto, io e Ambrogio siamo tornati alle rispettive case per indossare qualcosa di più pesante, la temperatura era scesa di parecchi gradi e l’umidità si faceva sentire. Dentro di me provavo una certa tenerezza e nello stesso tempo ammirazione per quei giovani, e anche meno giovani, che avevano il coraggio di affrontare una gara così impegnativa con quelle terribili condizioni atmosferiche.attimo alle rispettive case per indossare qualcosa di più pensate, visto che la temperatura era scesa di p

Ben equipaggiati, io e il mio amico ci siamo spostati sul punto del molo da dove si poteva osservare in primo piano la partenza dei nuotatori che ad uno ad uno si tuffano imperterriti, nonostante lo speaker avesse annunziato la temperatura dell’acqua di solo venti gradi.

Tre canoisti, un canotto, una moto e d’acqua  e altre imbarcazioni seguivano gli atleti per garantire lo svolgimento della gara in totale sicurezza. Era bello vederli nuotare a larghe bracciate, sembravano tanti delfini, donavano una visione d’insieme spettacolare, animando il lago che in una giornata come questa sarebbe rimasto silente.

Erano moltissimi gli spettatori muniti come noi d’ombrello, tanti parenti e amici dei partecipanti e tanti appassionati di sport o curiosi.

Le donne sono partite alcuni minuti dopo gli uomini, per loro il percorso a nuoto era previsto un poco più breve. Tutti sono giunti alla meta, la nostra beniamina ci ha sorpresi arrivando prima anche di qualche concorrente dell’altro sesso, mentre il barbuto atleta su cui avevamo puntato, ci ha delusi, toccando terra tra gli ultimi nuotatori.

Intanto lo speaker raccomandava a tutti prudenza per la corsa in bicicletta, le strade bagnate avrebbero potuto favorire le scivolate, specie nei tratti in discesa.

Usciti dall’acqua gli atleti si sono liberati in fretta della muta e sono saliti in sella alle bici, avviandosi verso il tragitto impegnativo che prevedeva la salita verso Nesso per poi proseguire in direzione Colma di Sormano, e Canzo  per poi giungere al Ghisallo, punto di partenza per i dieci chilometri di corsa.

Mi sono ritirata a casa infreddolita con l’umidità che mi era penetrata nelle ossa, ammirata e stupita dalla resistenza di questi atleti che per passione verso lo sport, avevano brillantemente superato la prima prova e si avviavano decisi verso la seconda. E, mentre cambiavo gli abiti bagnati nonostante il riparo dell’ombrello, li accompagnavo col pensiero augurando a tutti una felice riuscita dell’impresa.