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15 Nov

Il caro Sandro Ciapessoni ci ha lasciati

Pubblicato da anyony

Ho saputo pochi istanti fa che il caro e dolcissimo amico Sandrino, come lo chiamava sua mamma e come affettuosamente a lui mi rivolgevo, ora è tra gli angeli. E come un angelo se n’è andato, senza soffrire, lasciando a noi tutto il suo sentimento attraverso le accorate poesie dedicate al suo lago e alle persone che ha amato. E proprio con i suoi versi mi piace ricordarlo con l’affetto che da anni mi ha legata a lui.

Ciao Sandrino caro, ti porterò sempre nel cuore.

CAMPO

 

L’estate è generosa!
La stella vespertina
sovra il “Soccorso”, indora.

La notte è morbida
e avvolge il ciel di Campo.
La tenerezza sorge
col luccicar di stelle,
e Campo e la sua valle
festanti, la contiene.

I platani del viale accanto al rivo
coi tigli ombrosi,
annosi sono assai più di mia vita.

La brezza che dal lago lor perviene,
è il sussurrar gioioso di parole.

Tra le brughiere di Molgisio e Ossuccio,
la casa dell’infanzia mia, felice.

Campo!… Sorta dal Castrum
dell’antico impero,
dal mite Lario attinge la sua quiete.

Lacustro è il borgo e ben cospicui sono
i simboli di gloria del passato.

Dalla solenne “Villa Monastero”
coi segni ben vistosi di clausura,
all’isoletta verde “Comacina”
antica di ricordi dei “Comuni”.

La Santa Maddalena di Spuràno
e i secolari ulivi
ch’io vidi ancor fanciullo,
oggi… mi sono innanzi,
ed io… ed io ancor li ammiro.

Al fianco tuo o Nisa,
terrena ispiratrice
ricorderem Castàlia
dentro “al mulino”, fonte.

La fonte del mulino
adorna degli allori
di questa augusta valle,
udì nostre parole.

Ritorneremo ancora
in questi amati luoghi,
quando in estate, il ciel gonfio di stelle,
di magico colore
argenterà gli ulivi.

Selène ammaliatrice
cancellerà la notte…
Voce dolcissima
potrò ascoltare allora:

“Sandro!…la luna è tutta piena,
la notte non esiste!”.

Nisa! L’estate è generosa…
l’Espero vespertino
Sant’Agata di Ossuccio, indora .

Sandro Ciapessoni

 

 

 

 

 

 

 

 

 

31 Ott

Visita a Bellano: scritto il 31 luglio

Pubblicato da anyony

Le tre Madonne oggi

Bellano, 31 luglio

Il giovedì è giorno di mercato a Bellano, situato sul lato nord del ramo di Lecco; il paese non è ben servito dai battelli, per raggiungerlo per via lacuale di prima mattina mi sono recata a piedi a Bellagio per poi imbarcarmi sull’unico battello che effettua la fermata a Bellano.
Più che al mercato ero interessata a meraviglie architettoniche e di fede che avevo letto su di un libro dedicato alle bellezze del ramo di Lecco che avevo acquistato qualche anno fa ad un mercatino. Due mi incuriosivano particolarmente: un trittico chiamato “Le tre Madonne” e la seconda la chiesa di “Santa Maria di Lezzeno” situata nella parte alta del paese.
Bellano attira particolarmente i turisti per il suo orrido che in passato ho avuto occasione di visitare ma di queste altre due meraviglie non avevo mai sentito parlare.
Una volta sbarcata, ho chiesto a diverse persone del trittico, molti no ne conoscevano nemmeno l’esistenza, ho perseverato nell’indagine e finalmente un signore molto gentile mi ha indicato la strada. Mi ha detto di seguire la via provinciale, poco dopo aver passato la stazione ferroviaria e dei lavori in corso, avrei trovato il trittico a fianco di una galleria.
Seguendo le sue indicazioni, dopo un cammino di pressappoco seicento metri, sono arrivata al cospetto delle tre Madonne.
Sono rimasta un po’ delusa dallo stato in cui si trovava il sacro monumento: le figure dei santi, scolorite dal tempo erano poco riconoscibili, inoltre gran parte del trittico era ricoperto da vegetazione. Insomma il tutto giaceva come dimenticato dagli uomini e dal tempo infondendomi una certa tristezza. L’edicola, risalente agli inizi dell’ottocento e di autore ignoto, dovrebbe raffigurare la Madonna Immacolata tre i Santi Carlo ed Agnese, con ai lati San Giuseppe e Santa Scolastica o Santa Marta. Da un’antica immagine trovata su internet ho scoperto che un tempo era molto venerata, tutto ciò contrasta ancora di più con il senso di abbandono che mi ha invasa quando mi sono trovata al suo cospetto.
Ho sostato a lungo di fronte alle sacre immagini, sforzandomi di immaginare ciò che potesse essere ai tempi del suo splendore.


Recentemente ho trovato su internet una sua immagine di quando era luogo di fede molto frequentato.
Sono poi ritornata sui mie passi per informarmi circa la Madonna delle Lacrime della frazione Lezzeno ma, purtroppo ho dovuto per il momento rinunciare trovandosi il santuario troppo in alto per raggiungerlo a piedi. Ho deciso allora di recarmi nella zona antica del paese che avevo visitato alcune volte negli anni passati e mi aveva sempre affascinato per i suoi antichi vicoletti.
Una sosta cui non potevo rinunciare era alla pasticceria Lorla situata in piazza Santa Maria dove ho sempre gustato degli ottimi dolcetti dei quali in vasto assortimento crea imbarazzo nella scelta. Il locale è molto frequentato e conosciuto anche al di là dei confini del paese. Ricordo che lo scorso anno ci sono stata insieme ad una signora di Tremezzo conosciuta sul battello anche lei a conoscenza dell’ottima fama della pasticceria. Ho ordinato un caffè al ginseng e alcuni mignon al gusto di frutta e cioccolata. Dopo aver addolcito il palato ho fatto una visita alla chiesa di Santa Marta situata nella stressa piazza della pasticceria.

23 Ott

Santuari mariani sul Lario

Pubblicato da anyony

 
 

Santuario della Madonna delle Lacrime di Lezzeno

Mi sono domandata molte volte come mai la Madonna sia venerata con tanti nomi e volti diversi ad ognuno dei quali sono dedicati uno o più santuari, ne cito alcuni del Lario: la Madonna del Soccorso di Ossuccio, la Madonna delle Lacrime di Lezzeno, la Madonna del Fiume di Mandello, la Madonna del Latte di Debbio, la Madonna della Pace di Nobiallo, la Madonna della Cintura venerata a Bellagio ecc… ecc…
Ognuna di queste diverse denominazioni è dovuta ad un qualche miracolo accreditato all’immagine che la rappresenta.
Insomma il culto mariano è molto diffuso e non c’è che l’imbarazzo della scelta nel decidere a quale di queste rappresentazioni della Santa Vergine ci si sente più legati, trascurando forse il fatto che si tratta sempre dell’unica Madre di Gesù.
Trovo molto più spiegabile i vari appellativi di Maria che derivano dalle località dove è apparsa, mentre al mio dubbio sulle altre denominazioni, si potrebbe rispondere che ogni paese in cui viene venerata la Madonna è legato ad un’iconografia ed a tradizioni diverse.
Penso però che, essendo noi spesso devoti ad un’immagine più che ad un’altra e rivolgendoci a Lei con atto di fede, potremmo anche perdere di vista che si tratti sempre della medesima persona.
So che non è questo il luogo adatto per una discussione su un tema tanto delicato che lascio a chi in materia religiosa ne sa molto più di me. Tuttavia, nonostante queste mie riflessioni non posso negare che anch’io, nel corso della frequentazione del Lario mi solo legata ad alcune rappresentazioni della Madre di Gesù piuttosto che ad altre. Chi mi ha letto i miei diari avrà compreso appieno la mia predilezione per la Madonna del Soccorso alla quale anche la scorsa estate ho fatto visita due volte nonostante la salit per raggiungerla sia piuttosto faticosa..
E come trascurare le varie Madonne del latte le cui raffigurazioni ho cercato in vari paesi, della cui esistenza comprendo l’esigenza in periodi della storia in cui le puerpere invocavano la Santa Vergine perché facesse loro mancare l’alimento essenziale per la sopravvivenza dei neonati?
A questa rosa di “favorite” devo aggiungere altre due raffigurazioni mariane che mi hanno molto incuriosita nelle ultime due estati trascorse sulle sponde del Lario: mi riferisco alla Madonna della Pace di Nobiallo e alla Madonna delle Lacrime di Lezzeno, frazione alta di Bellano, che non rappresentano altro che due diversi aspetti di una stessa raffigurazione.
La storia me l’ha raccontata un mio caro amico di Lecco e, curiosa come sono, ho fatto il San Tommaso della situazione andando a verificare di persona ciò che tanto mi aveva affascinato ascoltare.
Sull’argomento mi dilungherò a lungo prossimamente, quando racconterò della mia visita  al bellissimo santuario di Lezzeno di Bellano;  per ora mi limito a dire che una copia della Madonna della Pace di Nobiallo fu portata a Lezzeno da Bartolomeo Mezzera, un contadino di Bellano che l’aveva acquistata nel corso di una sua visita al santuario di Nobiallo.
Un giorno, fermandosi per un’Ave Maria di fronte alla cappelletta nel suo podere dove era situata la sacra immagine, la vide piangere lacrime di sangue e lì il culto per la Santa Vergine.
 
7 Ott

L’Orticolario a Villa Erba: poesia e immagini di Rosa Maria Corti

Pubblicato da anyony

L’Orticolario è  la manifestazione che si tiene all’inizio dell’autunno a Villa Erba di Cernobbio nel luogo prediletto da Luchino Visconti.

 

RIME E RITMI

 

 L’occhio converge al centro

di  ragnatele orbicolari

che la rugiada fa brillare

come  tridimensionali altari.

 

Cadute le prime foglie

nel bosco scintilla il rosso

di turgide bacche e vellutate

muscarie radunate a gruppi.

 

Nell’incedere mio, lento,

il ricordo di passate stagioni,

calma serena e balsami pastello.

 

Nulla sembra cambiato,

riscalda ancora vene l’autunno.

Rosa Maria Corti

 

19 Set

Chi ha tempo non aspetti tempo…

Pubblicato da anyony

L’avevo notato per la prima volta a Varenna in occasione dell’arrivo del Corriere di Lindau, la mitica carrozza trainata da cinque cavalli che ogni estate, fino ad alcuni anni fa, ripercorreva la strada del  postale che in passato, affrontando percorsi impervi, a tratti anche con la neve, portava passeggeri e corrispondenza da Lindau fino a Milano.
Lo stesso cocchiere che un tempo aveva guidato il postale, negli ultimi anni, portava a bordo passeggeri tutti paganti per fini turistici. Per me era un attrazione cui non volevo rinunciare.
Aveva una lunga barba bianca e un’aria di chi la sa lunga, fin dal primo momento mi sentii attratta, pensai che doveva essere un personaggio e che, se l’avessi avvicinato, di certo mi avrebbe detto cose interessanti. Lo fotografai in un atteggiamento tenerissimo con Sheila, il labrador del mio amico Fabrizio, e quando, all’arrivo della mitica diligenza, scambiò un lungo e sentito abbraccio con il cocchiere.
Pensai che oltre ad essere un personaggio doveva avere un gran cuore.
Mi capitò spesso d’incontrarlo durante le mie passeggiate a Varenna, avrei voluto fermarlo e parlargli, una volta mi avvicinai intenzionata a farlo, ma poi rinunciai. La mia timidezza prendeva sempre il sopravvento mentre dentro di me pensavo: “ Mi capiterà ancora d’incontrarlo e la prossima volta non me lo farò sfuggire, o forse, meglio ancora, troverò qualche mio conoscente che me lo potrà presentare.”
Sono trascorse diverse stagioni, ho continuato ad incontrarlo e a rimandare.
Stamattina entrando in un bar situato nella piazza principale di Varenna, sono stata attratta da un ritaglio di giornale appeso al muro. L’ho riconosciuto subito dalla fotografia.
Il titolo dell’articolo diceva:
“Addio Magnan, memoria di Varenna”.
Ho letto con commozione quanto scritto.
Quel simpatico signore dalla lunga barba bianca qualche mese fa è volato gli angeli lasciando una grande tristezza tra i suoi paesani che lo conoscevano e l’ammiravano.
Era la memoria storica del bellissimo borgo sul ramo di Lecco: una persona straordinaria amata da tutti. Raccoglieva gli oggetti antichi e gli articoli che parlavano del passato, era un esperto delle tradizioni del suo paese.
Gli bastava leggere un libro per ricordarlo in ogni suo particolare. Insomma era un personaggio mitico.
I gestori del bar mi hanno guardata con curiosità:
“Come mai una turista è tanto interessata a una persona del luogo?” – Avranno pensato, senza immaginare che ero assalita da rimpianti per aver rimandato un incontro che mi avrebbe sicuramente arricchita.
Ora era come se l’avessi conosciuto senza potergli comunicare la mia ammirazione.
Nello stesso tempo ho imparato una lezione:
“La prossima volta, se il cuore mi suggerisce qualcosa non farò trascorrere tempo!”

10 Set

Un saluto ai cari frati cappuccini

Pubblicato da anyony

La vita sul Lario mi trascina in un vortice di emozioni, gioie e an e dispiaceri per la troppa partecipazione ad avvenimenti che mi coinvolgono emotivamente.

Ieri avevo deciso di non salire al Sacro Monte del Soccorso nell’occasione della festa per ricordare i due frati cappuccini così come li avevo visti l’ultima volta e conservare la loro immagine nel profondo del cuore.

Stamattina, come ogni martedì, mi sono recata al mercato di Lenno e, dopo un giro per i banchi e qualche acquisto, ho sentito irrefrenabile il desiderio di portare il mio saluto alla Madonna del Sacro Monte e il mio commiato per quest’estate dal momento che si avvicina la par7

  tenza.

Mi sono incamminata passando per l’antica via Regina e poi la via dei Poeti e ho proseguito per Molgisio. Ogni tanto ho fatto qualche sosta per fotografare l’ennesima volta gli antichi lavatoi e bere qualche sorso  alle varie fontane. Quest’anno un’ordinanza del comune diceva che la troppa pioggia aveva portato inquinamento e l’acqua non era potabile. Nonostante ne fossi al corrente, presa dall’arsura ho preferito rischiare anche perché, in cuor mio, avevo la certezza che la Madonna del Soccorso mi avrebbe preservata da qualsiasi male.

Giunta alla prima cappella, quella dell’Annunciazione, ho cominciato ad affrontare la salita a passo spedito, era come se un’esigenza interiore spingesse le mie gambe.

Arrivata sul sagrato 

o potuto notare i segni della festa di ieri: la porta della chiesa era incorniciata da fiori e ghirlande e nastri bianchi e azzurri abbellivano la scena.

Sono entrata in chiesa e ho recitato delle preghiere per i miei cari defunti, ho acceso un lumino e ho impresso negli occhi varie immagini per portarle con me durante il lungo inverno. Tornata sul sagrato, mi sono soffermata ad ammirare i vasi di fiori  di padre Floriano che erano più floridi che mai, quasi volessero salutare l’amato frate al massimo della loro bellezza.

Poi , scesi gli scalini sotto al campanile per dare uno sguardo al “Mercatino delle pulci”, ho avuto una profonda delusione: era completamente vuoto, nemmeno una traccia di tutti gli oggettini che il frate aveva raccolto con amore e che chiunque poteva acquistare con una piccola offerta.

Con la malinconia nel cuore, stavo per lasciare il luogo sacro quando ho visto arrivare una jeep con a bordo un frate. Si è subito accesa in me la speranza che la notizia diffusa sul giornale fosse sbagliata  e che i due cari padri cappuccini sarebbero rimasti a prendersi cura del Santuario del Soccorso.

Ancora più felice mi sono sentita quando mi sono resa conto che non si trattava di un volto nuovo, era proprio padre Elia!

Mi sono avvicinata per salutarlo e gli ho chiesto quanto mi stava a cuore. La sua riposta ha spento ogni speranza: da ieri non erano più lui e padre Floriano i rettori del luogo sacro, in settimana sarebbero partiti per altre destinazioni sostituiti da due sacerdoti.

Ho letto nei suoi occhi il dispiacere in un momento di alta spiritualità dove la commozione reciproca non lasciava spazio alle parole.

Ho cercato di fermare le mie lacrime mentre padre Elia mi diceva che si sarebbe trasferito in Val Seriana e padre Floriano aveva per destinazione il lago D’Iseo.

Abbiamo scambiato ancora qualche frase, gli ho espresso tutto il mio dispiacere per la loro partenza e per il mercatino delle pulci.

Nel salutarmi il caro frate mi ha stretto la mano e, facendomi gli auguri per il futuro, mi ha congedata con due baci sulle guance.

Sono rimasta ancora qualche minuto sul sagrato e, quando ho visto chiudersi alle sue spalle la porticina del campanile, ho iniziato la discesa. Come sempre ho tolto le scarpe per aver un maggior contatto con la natura, ma questa volta  il mio corpo era come distaccato dall’anima che sentivo levitare.

L’incontro con il frate mi aveva portata in un’alta dimensione: ero molto triste ed ho lasciato scorrere le lacrime, ma nello stesso tempo mi sentivo ricca dentro di una spiritualità che momenti così forti mi avevano donato.

Il Sacro Monte per me non sarà più come prima, mi mancherà una sua parte fondamentale, ma tornerò ancora per riprovare antiche sensazioni e per ritrovarmi con i Cari Frati che per me continueranno a vivere lì attraverso i ricordi.

 

 

 

 

5 Set

Padre Floriano e Padre Elia trasferiti dal Santuario della Madonna del Soccorso

Pubblicato da anyony

 La Chiesa ha le sue regole. Non sta a me giudicare se siano giuste. Certo è che quanto ho letto stamattina sulla Provincia di Como mi ha lasciata sconcertata: i due frati cappuccini, Padre Floriano e Padre Elia che per anni sono stati i rettori del Santuario della Madonna del Soccorso ad Ossuccio, verranno trasferiti l’otto settembre, giorno in cui si festeggia la natività di Maria. Al loro posto ci saranno due sacerdoti: don Sergio Tettamanti, attualmente parroco di Zelbio, e don Michele Gianola, vice-rettore al seminario diocesano.

Per me i due frati sono insostituibili, in particolare considero frate Floriano un’istituzione: in tutti questi anni sono salita al Soccorso più volte e mi è capitato spesso di visitare il suo mercatino sotto al campanile, dove si può trovare un po’ di tutto, piccoli oggetti d’arredamento, oggetti antichi ninnoli, libri. Che dire del suo giornalino ad uscita periodica  dove invitava alla fede e alla riflessione con semplici parabole dal significato profondo? E del suo piccolo giardino fatto di vasi fioriti sul sagrato della chiesa?

 

Lo ricordo anche alla processione di San Giovanni quando si arrivava ad Isola imbarcandosi sul piroscafo Concordia.Salire al Soccorso e non vedere padre Floriano è come far visita in una casa e non trovare l’ospite principale.Lo stesso vale per padre Elia col quale ho avuto meno occasioni di colloquiare ma che si è occupatp del Santuario da oltre venti anni. Padre Elia sarà trasferito al convento di Albino nella bergamasca, mentre padre Floriano al convento di Lovere sul lago D’Iseo.

Io mi chiedo: perché  non lasciarli invecchiare dove hanno dato tanto con cura con passione?

Ma io non sono altro che una minuscola goccia di lago e non all’altezza di comprendere decisioni che vengono da altre sfere e che sicuramente avranno delle giuste ragioni.

In ogni caso, non posso megare che la notizia mi ha molto rattristata e combattuta: una parte di me mi dice di salire al Soccorso per salutare i due frati, mentre un’altra rifugge dagli addii e mi suggerisce di ricordarli così come li ho visti l’ultima volta nelle loro funzioni.

 

 

 

1 Set

Nella Basilica San Giacomo di Bellagio, Messa di requiem di Mozart in memoria di Claudio Abbado

Pubblicato da anyony

Sabato sera, 30 agosto, nella Basilica di San Giacomo a Bellagio, strepitoso successo del “Requiem in re minore” di Wolfang Amadeus Mozart per soli, coro ed orchestra.

L’evento fa parte del Festival di Bellagio e del lago di Como con la direzione artistica di Rossella Spinosa.

I musicisti:

Marcella  Orsatti, soprano

Alessandra Palomba, contralto,

Mirko Guadagnini, tenore

Gabrile Sagona, basso

Orchestra Sinfonica “G. Rossini” di Pesaro

Coro Anzolim de La Tor di Riva del Garda

Michele Brescia, Direttore

 

L’ambientazione non poteva essere più adatta e l’acustica perfetta.

L’affluenza è stata superiore alle aspettative, già un’ora prima, quando sono arrivata con i miei amici di Lecco, c’erano diverse persone in fila davanti all’ingresso della chiesa in attesa che aprisse.

Appena s’è dischiuso il portone del sacro edificio c’è stato un corri corri  per accaparrarsi un posto a sedere.

Ciò che ci ha sconcertati è stato trovare diverse panche nelle prime file con la scritta “Riservato”. Non ci è sembrato giusto, visto che si trattava di una manifestazione pubblica. Purtroppo tanti sono rimasti in piedi, molti si sono seduti sui gradini che portano agli absidi laterali. Io e i miei amici abbiamo avuto la fortuna di riuscire a prendere possesso di una sedia. Eravamo circondati da persone in piedi, una signora straniera si è addirittura seduta per terra proprio accanto a me.

Per il resto, tanto di lode per l’organizzazione  e per gli interpreti che sono stati meravigliosi.

La manifestazione è stata dedicata alla memoria di Claudio Abbado del quale il direttore artistico Sig.ra Rossella Spinosa ha letto alcuni aneddoti scritti da un bellagino che ha avuto la fortuna di conoscere il grande direttore d’orchestra quando era ventenne e ha preferito restare anonimo.

Ciò che non sapevo è che Claudio Abbado si era innamorato di una ragazza di Bellagio che poi sposò Lenno in modo molto riservato, scegliendo per testimoni due persone di passaggio. Gli piaceva giocare ed era un gran mattacchione,

Ma la cosa che più mi ha colpita è che, insieme a sua moglie, era un frequentatore della Cappelletta da me tanto adorata, meta delle mie vogate in canoa e, come ho detto in altre occasioni, un tempo bar frequentato da persone molto facoltose che la raggiungevano a bordo di barche e motoscafi.

Pur non sapendolo, ho condiviso delle passioni con il grande musicista, motivo in più per essere emozionata che si aggiungeva all’estasi creata della musica sublime che riecheggiava tra le antiche pareti della chiesa inebriando le orecchie e gli animi di tanti spettatori nonostante il super affollamento la temperatura piuttosto alta di una serata finalmente serena.

Non amo gli ambienti chiusi e più di una volta, in passato, sono stata costretta a lasciare funzioni religiose per mancanza d’aria. Mi ero infatti premunita di avvisare i miei amici che probabilmente sarei uscita dalla chiesa prima che  il concerto giungesse a termine. Ma, sin dalle prime note e dalle prime arie sono rimasta rapita da tanta arte e tanta melodia, ho dimenticato di trovarmi in un luogo tanto affollato e ho vissuto quell’ora magnifica in una dimensione molto più alta, così come penso che sia capitato a tanti presenti che hanno seguito la messa fino in fondo nonostante in posizioni molto scomode.

Al termine del concerto gli applausi sono scrosciati spontanei e meritati e c’è stato un bis graditissimo e desiderato.

Fuori dalla chiesa, il cielo era stellato, la serata serena al contrario di tante altre di quest’estate dal clima balordo e incostante, la magia della musica di Morzart e degli artisti che tanto magistralmente l’anno eseguita è continuata in una Bellagio che si offriva in tutto il suo splendore con tante lucine che brillavano nel lago e tanta dolcezza e spiritualità che portavamo nel cuore.

 Un particolare  ringraziamento  va a Don Renzo per aver offerto un luogo speciale per la perfetta riuscita dell’evento. 

29 Ago

L’adorata Cappelletta

Pubblicato da anyony

 

Quest’anno, visto il tempo incostante e molto piovoso, ho deciso di non mettere in acqua la mi canoa, ma ho dovuto rinunciare a molti luoghi che potevo raggiungere a bordo della Nuvola Azzurra. Quello che mi è mancato di più è stata la Cappelletta, un tempo bar, dove approdavo spesso per godere della solitaria spiaggetta e del bel panorama che si può ammirare soprattutto dal suo terrazzo.

La nostalgia era troppa e stamattina, approfittando del bel sole, io e un mio caro amico abbiamo tentato l’avventura via terra: ricordavo che molti anni fa, quando ancora non avevo la Nuvola, una volta l’avevo raggiunta via lago attraversando le varie spiaggette e in alcuni punti nuotando, poi ero tornata a piedi per il bosco salendo una scala sconnessa che porta sulla strada statale.

Stamattina non ce la sentivamo di entrare nell’acqua che, dopo le numerose piogge, è piuttosto fredda, quindi non ci restava che tentare l’avventura scendendo per il bosco.

Dopo i primi gradini la scala era piuttosto scivolosa specialmente per me che  indossavo le ciabatte; abbiamo allora deciso di tentare per un sentiero anche se, nel fitto della vegetazione non riuscivamo ad orientarci. Per avere più presa, ho tolto le ciabatte e ho proseguito l’avventura a piedi nudi. Anche il sentiero, ad un certo punto diventava pericoloso, avevamo deciso di rinunciare, quando, nel tornare, abbiamo di nuovo incontrato la scala. Il luogo era proprio impervio ma questa volta non abbiamo desistito, era troppo forte era il desiderio di raggiungere la Cappelletta.

Lentamente e aggrappandoci a dei rami, siamo riusciti ad arrivare alla meta. Mi sono lavata i piedi nell’acqua ed ho iniziato a scattare foto mentre nella mente si sono affollati tantissimi ricordi.

Nel tornare ho contato più di duecento scalini, i miei piedi erano doloranti  e, sia io che il mio amico avevamo l’affanno, ma la grande gioia per aver rivisto l’adorata Cappelletta ci ripagava della faticosa e rischiosa  avventura.

24 Ago

La preghiera dell’Albero all’uomo

Pubblicato da anyony

 

La funivia per i piani di Artavaggio parte da Moggio nella Valsassina dove si lavora molto il legno, lo testimoniano alcuni monumenti sparsi per le strade del paese. C’è anche un negozio con tanti interessanti lavori d’intaglio che partono da piccoli oggetti a grandi tavoli e panche. Mi ha particolarmente colpita una scritta incisa su di una tavola del prezioso materiale, posta sul muro esterno della bottega che mi ha fatto meditare sull’importanza degli alberi che sono preziosi per la nostra vita accompagnandoci lungo tutto il percorso terreno.

La scritta diceva:

 

Preghiera dell’Albero della foresta:

 

O uomo,

Io sono il colore della tua stanza nelle fredde notti invernali e l’ombra protettrice dai dardeggianti raggi del solleone.

Io sono il tetto della tua casa e l’asse del tuo desco.

Io sono il letto dove tu dormi e il legno delle tue navi.

Io sono il manico della tua zappa e la porta della tua capanna.

Io sono il legno della tua culla e della tua bara.

Io sono il pane della bontà e il fiore della bellezza.

Ascolta la mia preghiera, proteggimi e difendimi.