Archivio per la categoria 'Argomenti vari'

14 Lug

la ca’ della radio vecc

Pubblicato da anyony

Il giovedì a Bellano è giorno di mercato. Stamattina, invogliata da un fresco e confortante venticello che finalmente dava sollievo dall’arsura degli ultimi giorni, ho preso il primo battello in partenza da Bellagio.
Per me il mercato era solo la scusa per rivedere il ridente paese sul ramo di Lecco che ha dato i natali a diversi personaggi famosi, come testimoniano le varie targhe apposte sui muri di antiche case.
Una delle irrinunciabili tappe è per me la pasticceria Lorla per gustare qualche ottimo dolce e un buon caffè, seduta al fresco nella piazzetta della chiesa di San Giovanni.
Una volta rifocillata, ho deciso di vagare per le stradine del centro storico senza una meta prestabilita. Che sia stato il caso o la fortuna, sono stata attratta da una locandina sulla vetrina di un negozio di barbiere. Mi sono avvicinata, ed ho letto che nella via Manzoni numero sette, avrei potuto visitare il Museo privato “La ca’ dei radio vecc”. Incuriosita, ho chiesto dove si trovasse quella via e, mentre m’incamminavo verso la meta che mi era stata indicata, ho fermato un passante per chiedere ulteriori informazioni. Ancora un volta la fortuna mi è venuta incontro: si trattava proprio del proprietario del museo!
Il signore, molto gentilmente, mi ha aperto le porte di un mondo fantastico, che mai avrei immaginato di trovare a Bellano, facendomi da guida in un tuffo nel passato attraverso oggetti, progenitori dell’odierna tecnologia, che sono stati i protagonisti nella casa dei nostri nonni e i nostri genitori. Solo vagamente, qualcuna delle meraviglie esposte mi ha ricordato la mia infanzia e le musiche che l’accompagnavano. La maggior parte della vasta e varia esposizione è anteriore alla mia nascita. Mi sono commossa ascoltando, nitida, la voce di Caruso attraverso un vecchio disco.

Il museo, inaugurato lo scorso anno, è frutto della passione del signor Panatti che, come mi ha raccontato, da sessant’anni colleziona radio, grammofoni e televisori di varie dimensioni e perfettamente funzionanti.
Il museo, allestito in un ex negozio, è diviso in settori: le antiche radio, tra cui la prima ideata da Marconi, le radio americane, i grammofoni e i televisori.
D’estate è visitabile tutti i giorni, escluso il lunedì, dalle 10 alle 12,30 e dalle 14,30 alle 19. In inverno, su prenotazione al tel. 331.8054154.
Un’altra deliziosa sorpresa di questo lago che sempre mi affascina.

6 Lug

Ma che caldo fa!

Pubblicato da anyony

 

 

 

 

Le opinioni sono contrastanti: c’è chi dice che il caldo torrido sia giusto per il periodo estivo, adducendo come rafforzativo alla sua opinione che il bel tempo porti più turisti e d’altronde l’estate  debba necessariamente essere così; c’è invece chi, come me, non sopporta le alte temperature e propende per una stagione più mite, magari con qualche temporale che ogni tanto porti un po’ di refrigerio. Tutti siamo d’accordo che lo scorso anno il cielo abbia esagerato con piogge frequenti e temperature quasi invernali.

Qualche ristoratore mi ha confidato che, con il troppo caldo, molti turisti preferiscono non uscire, avendo anche perso l’appetito, fanno a meno di pranzare, quindi gli incassi lasciano molto a desiderare. Lo stesso vale per i negozi d’abbigliamento: il solo pensiero di poter misurare qualche abito appare come un’immane sudata.

Chi vuoi che vada in giro con un caldo così?

Si sta bene sui battelli quando navigano, una piacevole brezza rinfresca le membra accaldate e anche gli animi confusi dal troppo calore, ma poi quando sostano al pontile, il clima diventa di nuovo aggressivo.

Il solo refrigerio può apportarlo l’adorato Lario che con le sue fresche acque accoglie tanti bagnanti, le sue spiaggette sono molto affollate e non è facile trovare qualche centimetro libero per posizionare l’asciugamano.

Fortunato chi ama nuotare o stare a mollo per tempi lunghi!

Io sono nell’appartamentino di San Giovanni digitando con fatica sull’unico argomento di questi ultimi giorni: “che caldo che fa!” e attendendo momenti più propizi per esplorare il territorio che tanto mi sta a cuore.

30 Giu

La barchetta di San Pietro

Pubblicato da anyony

 

La barchetta di San Pietro è  una tradizione  rurale del  nord Italia , in particolare della Lombardia, il suo scopo era di propiziare il raccolto.

Ancora oggi molte persone del lago la sera tra il 28 e 29 giugno seguono l’usanza  che consiste nel riempire  per tre quarti d’ acqua una bottiglia  o un fiasco a cui sia stata tolta la paglia o anche un qualsiasi recipiente di vetro. Poi vi si versa un albume e…. al mattino del 29, miracolo! Si troverà  all’interno  della bottiglia  un  bella barchetta con le vele evanescenti. Un tempo,  più  alte erano le  vele, più era segno di raccolto abbondante. La bottiglia andava posta sull’erba.

Ho provato anch’io l’esperimento  che sembra riesca con l’intervento di San Pietro la cui festa ricorre proprio il giorno 29. Ma la mia bottiglia l’ho  lasciata sul tavolo non avendo un prato a disposizione.

Tutto sommato non mi posso lamentare del risultato anche se a fianco della barchetta con le sue vele è  comparso uno strano oggetto  somigliante ad un sottomarino  dovuto forse al fatto che nello scivolare nel collo della bottiglia,l’ albume si è  diviso in due.

Confido nel prossimo anno per una migliore riuscita.


21 Mag

Il mio ottavo diario lariano

Pubblicato da anyony

15 novembre 2014

 Le prime pagine

Sabato 15 novembre, Sandro Ciapessoni ha terminato il suo cammino terreno: ho ricevuto la sconvolgente notizia per via telefonica da suo nipote Claudio.
Sandro, come meritano le persone dalla grande sensibilità e altruismo, è andato via senza soffrire, nominando la Madonna del Soccorso alla quale da sempre era devoto.
Si è spento alle cinque del pomeriggio. Qualche ora prima aveva chiesto a suo nipote di telefonare alle persone a lui più care, tra queste c’ero io.
Qualche giorno fa avevo ricevuto una sua telefonata, parlava con un soffio di voce perché poco prima era stato dal dentista ed era ancora sotto anestesia, per me era difficile capire cosa volesse dirmi. Pur non avendo compreso tutte le sue parole, qualcosa avevo intuito di ciò che mi voleva comunicare: continuava a ripetere che si sentiva molto stanco e che le forze lo stavano abbandonando e ribadiva più volte l’affetto che lo legava a me, ripetendo: “mi sei stata sempre vicina e provo per te un grande trasporto, quando sarò lassù, veglierò su di te”. Gli avevo consigliato di non affaticarsi troppo, di andare a riposare, ci saremmo sentiti l’indomani.
Ma il caro amico non voleva salutarmi, forse dentro di sé sapeva che non avremmo avuto più tempo. Ascoltandolo ero diventata triste, quella telefonata mi suonava quasi come un addio.
Il giorno seguente Sandro fu ricoverato in ospedale dove gli trovarono un brutto male, provarono ad operarlo ma non ci fu niente da fare, fortunatamente non avvertì alcun dolore.
Le sue ultime parole furono:
“La Madonna del Soccorso ha steso un velo sulla mia pancia, non sento alcun male”, poi reclinò la testa e si addormentò nel sonno eterno.
Sandro mi manca moltissimo, oltre ad essere un carissimo amico, per me è stato un grande Maestro di poesia e di vita, lo porterò sempre nel mio cuore, sarà il mio angelo protettore.
Ricordo ancora quando ci conoscemmo, fu tramite il web. Avevo da poco aperto il mio blog “amoillario.blog.tiscali.it” quando, navigando su internet, m’imbattei in un suo sito di poesie. Gli scrissi una mail chiedendogli se potevo pubblicarne qualcuna sul mio blog. Dopo poco tempo ricevetti la cortese risposta, non solo mi autorizzò a pubblicare le sue poesie ma partecipò attivamente al mio blog con commenti ricchi di ricordi ed insegnamenti derivanti dalla sua ampia esperienza di vita. Ci scambiammo i numeri di telefono e iniziammo a sentirci frequentemente.
Tra noi ci fu subito empatia e ci confidammo i nostri pensieri più intimi, sostenendoci a vicenda per affanni cui inevitabilmente la vita ci sottopone.
Dopo qualche mese avvertii l’esigenza d’incontrare nella realtà questa persona così speciale, insistetti perché tornasse sul lago che tanto amava e dal quale mancava da diversi anni.
Decise di affittare una camera al Grifo, famosa locanda di Campo, luogo dove Sandro aveva trascorso l’infanzia e l’adolescenza e mai aveva dimenticato.
Andai ad attenderlo alla stazione San Giovanni di Como e rimasi subito affascinata da quel distinto ed elegante signore che, affacciato al finestrino del treno proveniente da Padova, mi stava salutando con un dolcissimo sorriso.
Dopo un caloroso abbraccio, salimmo su un taxi che ci portò all’imbarcadero di Como: Sandro voleva rivedere punto per punto il suo lago, tanto gli era mancato.
A bordo mi mostrò i suoi libri di poesie, ne recitò qualcuna con la partecipazione e l’intonazione che solo lui sapeva dare.
Di tanto in tanto m’indicava particolari del paesaggio a me sconosciuti. Mi resi subito conto di avere accanto un Grande Uomo, un Maestro che mi avrebbe saputo guidare per i luoghi che entrambi amavamo e mi avrebbe insegnato tanto.
I suoi giorni a Campo trascorsero in fretta, passammo molto tempo insieme, sempre con entusiasmo. Un giorno il caro Sandro mi chiese di accompagnarlo a far visita ad un suo amico d’infanzia, ci recammo a Lenno da Geo Poletti, figlio del padrone del frutteto di Campo dove lavorava il papà di Sandro e dove ha alloggiato per diversi anni la famiglia Ciapessoni. A braccetto, suonammo il campanello della graziosa villetta del signor Geo ed ebbi la fortuna di essere presente al commovente incontro tra due amici che non si vedevano da diversi decenni.
Il giorno seguente ci recammo alla chiesa di Sant’Andrea nella frazione Casanova di Ossuccio, caratteristica per la teca in vetro contenente alcuni teschi risalenti alla peste descritta dal Manzoni. Proprio per questo motivo Sandro aveva rinominato “Sant’Andrea Teschiato” il sacro edificio.
Sostammo a lungo anche nella piazzetta Campidoglio di Campo dove, nonostante il caldo asfissiante del mese di agosto, trascorremmo delle ore piacevoli ricordando la vita di un tempo e le varie antiche botteghe di cui ancora rimane traccia in alcune scritte sui muri.
Quando Sandro ripartì, avvertii un grande vuoto, mi sentii quasi spaesata nonostante conoscessi già discretamente il lago. Ma il grande Maestro fece in modo di starmi vicino anche a molti chilometri di distanza. La nostra amicizia andò sempre rafforzandosi, se avevo qualche insicurezza sapevo a chi rivolgermi.
Nelle estati seguenti, Sandro tornò ancora sul lago e furono altre giornate piene e indimenticabili, poi le sue forze diminuirono e non se la sentì più di viaggiare. Fui io ad andare a Padova, nonostante lo trovai fisicamente invecchiato, la sua mente era sempre lucidissima, la sua intelligenza brillante e la sua cultura immensa.
Una volta mi disse che affidava a me il suo testamento spirituale, tante erano le cose che mi aveva confidato della sua vita e della sua esperienza, inoltre ci univano numerosi argomenti riguardanti i luoghi che entrambi avevamo nel cuore.
Ora io sono qui con infiniti ricordi e molti rimpianti ma con la certezza di aver conosciuto qualcuno di veramente eccezionale che mi ha accompagnata per un pezzo del mio cammino e continuerà per sempre a vivere nel mio cuore.
8 Feb

La Madonna delle lacrime di Lezzeno, frazione di Bellano

Pubblicato da anyony

La cappella del miracolo

La mia curiosità per la Madonna delle lacrime di Bellano sul ramo di Lecco, –  il cui santuario è situato nella frazione alta di Lezzeno – da non confondere con il paese omonimo che si trova sul ramo di Como – è andata sempre aumentando da quando il mio caro amico di Lecco mi ha raccontato che è raffigurata dalla stessa immagine della Madonna della Pace di Nobiallo, frazione di Menaggio. Una copia di quella Madonna fu portata a Lezzeno di Bellano da un contadino che, in pellegrinaggio a Nobiallo, ne acquistò una copia e la collocò nel suo podere.

La prima volta che ho tentato di raggiungere il santuario fu all’inizio dell’estate quando mi recai al mercato di Bellano, ma non fui fortunata, il sacro edificio è situato troppo in alto per salire a piedi e, per quanto abbia chiesto, sembra non ci siano autobus per che portino sul luogo. La seconda volta mi recai con Enzo: arrivammo nel tardo pomeriggio mentre si stava celebrando la Santa Messa e quindi la chiesa non si poteva visitare. Una freccia indicava un ambiente sul lato posteriore della chiesa dove si potevano acquistare dei ricordini. Purtroppo il piccolo negozio era chiuso, ci informammo da una signora del luogo che ci disse che avrebbe aperto alla fine della sacra celebrazione e ci consigliò, nell’attesa, di recarci alla Cappella del Miracolo situata a solo centocinquanta metri di distanza.

Il percorso  si svolgeva attraverso una mulattiera leggermente in salita da dove si potevano ammirare dei meravigliosi scorci del paese di Bellano. Ciò che più mi attrasse fu l’atmosfera mistica che ci accompagnava con numerose immagini della Madonna corredate da scritti che invitavano alla preghiera, ogni volta per motivi diversi ma tutti con l’unico fine di preparare spiritualmente il pellegrino nel raggiungimento del sacro luogo dove avvenne il miracolo.

Riconobbi l’immagine della Madonna della Pace di Nobiallo già da una piccola raffigurazione in pietra situata su di una fontanella a pochi passi della santa cappella. Mi tornarono in mente le parole del mio amico di Lecco che mi aveva raccontato la particolare storia di questa Madonna venerata in due paesi su rami diversi del lago.

Non restammo molto in preghiera per il timore di non scendere in tempo per acquistare dei ricordini, ma riuscii a scrivere un bigliettino in cui chiedevo una grazia e ad imbucarlo in un’urna a disposizione dei pellegrini.

Purtroppo arrivammo tardi, la signora che si occupa del piccolo negozio era già andata via; vani furono i nostri tentativi di raggiungerla lungo la strada che stava percorrendo per tornare a casa, indicataci dalla stessa signora che poco prima ci aveva consigliato la visita alla cappella del miracolo.

Trovammo chiuso anche il portone della chiesa, la chiave del sacro edificio l’aveva la stessa signora del negozio di ricordini, ci accontentammo di scattare qualche foto del panorama dal sagrato della chiesa.

Non ci restava che far ritorno a casa, ci sentivamo felici a metà per quell’escursione che non era riuscita al cento per cento, ma non eravamo scoraggiati, in fondo un primo passo verso la Madonna miracolosa era stato fatto, considerammo gli ostacoli trovati lungo il percorso come un invito divino a tornare. Decisi in quel momento che non avrei potuto lasciare il lago senza aver visitato la chiesa e acquistato ricordini.

L’occasione si è presentò in seguito grazie ai cari amici Franz, Carla e Veronica che si offrirono di accompagnarmi al sacro percorso.Stavolta trovammo tutto aperto e grande fu la commozione nel salire i gradini dell’altare per trovarci di fronte alla teca dov’è custodita l’immagine miracolosa della Madonna delle Lacrime.

Dopo aver acquistato dei ricordini, ci avviammo verso la cappella del miracolo costruita poco dopo che Bartolomeo Mezzera, un contadino, che ospitava la santa immagine nel suo podere, ritirandosi una sera a casa, vide la Madonna lacrimare sangue.

Ci soffermammo a leggere le varie frasi lungo il cammino che invitavano alla preghiera. Tutte  riportavano temi attuali che ci fecero riflettere e pregare, invocando pace, rispetto e serenità per la società tormentata da sofferenze e inutili dannose prepotenze, dove si rischia di perdere  di vista il fine ultimo del nostro passaggio sulla terra.

10 Gen

A Nesso, al Ponte della Civera

Pubblicato da anyony

A Nesso, paese sulla sponda occidentale del lago di Como situato a metà strada tra Bellagio e Como, sono stata quasi sempre di passaggio. Solo rare volte, transitando in macchina con amici, mi sono soffermata ad osservare l’orrido dovuto all’incrociarsi dei corsi spumeggianti di due fiumi “il Tuf” e il “Nosè” che, scendono ripidamente intrecciando le loro acque per poi riunirsi e tuffarsi nel lago: qualcosa di veramente spettacolare specie nei periodi di piogge abbondanti quando la furia dei fiumi è al massimo della sua potenza.

Un paio di anni fa, mentre con Enzo attendevo la corriera per Piani del Tivano, lessi una scritta che indicava un’antica scalinata per raggiungere il “Ponte della Civera che più volte avevo notato passando in battello e ho sempre desiderato ammirare da vicino. Il ponte, probabilmente di origine romana, collega le due frazioni di Coatesa e Riva, scavalcando l’orrido formato dalla discesa dei due fiumi.

In una domenica di settembre, insieme ad un caro amico, abbiamo deciso di esplorare più a fondo il paese, imboccando la ripida scalinata. Il percorso è piuttosto accidentato essendo la discesa antica e sconnessa, più di una volta abbiamo rischiato di scivolare, ma come in altre occasioni, abbiamo continuato il percorso, decisi a raggiungere l’agognato ponte.

Durante la discesa, di tanto in tanto ci siamo soffermati ad osservare gli antichi portali in legno della abitazioni in pietra che caratterizzano il borgo.

Arrivati in prossimità del lago, sembra che gli scalini arrivino a lambire il lago, ma dopo una prima impressione, ci siamo resi conto che  si tratta di un effetto ottico e, scendendo fino a quasi toccare l’acqua, si può proseguire entrando in quello che appare come l’ingresso di un’abitazione ma in realtà  è un passaggio coperto dotato di alcune finestre panoramiche offrenti bellissimi scorci del panorama  per poi condurre  al ponte della Civera.

Ci siamo così trovati, oltre che di fronte ad una magnifica vista sul lago, anche ad una stupefacente visione dell’orrido che, osservato dal basso verso l’alto, appare ancora più spettacolare: sembra come una gola immersa nella vegetazione, in quei momenti solcata da imbarcazioni che, con i loro colori vivaci, davano più risalto alle varie sfumature di verdi e l’azzurri offerti dalla natura. La vegetazione lungo la discesa dei fiumi è molto rigogliosa, dovuta proprio allo scorrere delle acque, ricca di piante d’alloro e altre specie autoctone.

Siamo rimasti a lungo ad ammirare lo spettacolo con il fiato sospeso per la sua bellezza avvolgente, abbiamo scattato numerose foto prima  di deciderci ad affrontare la salita che sapevamo non sarebbe stata molto agevole, essendo anche un pomeriggio molto afoso. Mentre con grande fatica raggiungevamo di nuovo la piazza di Nesso, ho contato più di trecento scalini  al termine  dei quali siamo arrivati completamente  sudati e privi di forze, ma felici di tanta ricchezza che avevamo potuto ammirare.

Siamo entrati in un bar del paese per bere qualcosa di fresco che smorzasse la calura del pomeriggio settembrino.

Una volta rifocillati, ci siamo soffermati nella piazza dove ho letto qualcosa di davvero interessante che riguarda la storia del paese.

Un cartello riporta:

“Nesso, paese dove cade un fiume con grande empito”. Così scrisse Leonardo da Vinci che visitò il lago di Como e fu attratto da due fenomeni naturali: “l’orrido di Nesso” e la “Fonte intermittente di Torno” sopra la quale, nel 1557 fu costruita la Villa Pliniana di Torno. Entrambi i luoghi hanno continuato ad esercitare il loro fascino su uomini d’ingegno, compresi grandi registi. A Nesso, in particolare, girò la scena di un suo film Alfred Htchicok dal titolo “il giardino delle passioni”.

Anche questa escursione per me è stata una nuova scoperta, una nuova sorpresa e un motivo in più per amare il lago.

 

 

24 Dic

Racconto di fine estate

Pubblicato da anyony

Scritto il 26 settembre
Racconto di fine estate da ricordare in queste feste.

L’ immagine raffigura la Natività, opera dell’artista Raffaele Beretta e quest’anno collocata a Dosso del Liro, un piccolo paese a poca distanza da Gravedona.

IL NOSTRO MURETTO
Settembre ci ha regalato qualche giornata di sole, specie nella prima e nella seconda decade cercando di riscattare tutta la pioggia che ci ha inflitto nei mesi passati.
Ormai siamo rimasti in pochi a goderne, come sempre in questo periodo sono l’unica turista (mi definirei l’unica non residente nel piccolo borgo di San Giovanni ma ugualmente appartenete della comunità che vi abita).
Qui ho imparato l’usanza di cenare piuttosto presto anticipando quelle che sono le mie abitudini a Silvi e a Roma,
di sera mi piace scendere in piazza, l’insolito silenzio mi porta a meditare su tanti ricordi felici che anche quest’anno viaggeranno con me.
Poiché l’aria si è parecchio rinfrescata, il punto di ritrovo con gli amici di San Giovanni non sono più le panchine sotto il platano, ma il muretto dell’oratorio che è al riparo dall’umidità della sera.
Se pur in pochi, è sempre bello ritrovarsi e raccontarsi i piccoli avvenimenti quotidiani , soprattutto i ricordi di un passato che resta sempre nel cuore.
Ieri sera l’argomento è stato il presepe vivente che ogni anno si rappresenta a San Giovanni nella ricorrenza dell’epifania.
Purtroppo non ho mai assistito all’evento, ma l’ho potuto seguire ugualmente grazie le numerose immagini che mi hanno inviato via email.
Ambrogio ha iniziato a raccontare la nascita di questa rappresentazione, avvenuta – non ricordava bene se nel ‘982 o il ‘983 – per iniziativa sua e di una ragazza che ebbe l’idea di allestire anche a San Giovanni un presepe vivente sul modello di quelli che si vedevano in televisione. Ne parlò al parroco di allora, don Aldo, che si mostrò favorevole all’iniziativa mettendo a disposizione l’oratorio.
Ambrogio fu uno dei promotori, iniziò a lavorare sodo per la realizzazione dell’evento e, con il legno del vecchio tetto della casa parrocchiale, da poco rifatto, costruì la grotta che avrebbe ospitato la natività. Non fu difficile trovare i pastori, lo stesso Ambrogio interpretò la parte di San Giuseppe.
Il presepe fu un vero successo, la voce dell’evento si sparse in fretta e tanti furono i visitatori.
Ambrogio ricorda che, grazie alle offerte ricevute, raccolsero ben 180.000 lire, una cifra considerevole per quei tempi.
Da allora il presepe vivente è stata sempre una tradizione di San Giovanni, arricchendosi anno per anno di più di particolari grazie all’impegno e alla partecipazione degli abitanti dell’antico borgo. Nel terzo anniversario, il parroco mise a disposizione le ampie cantine della chiesa – a detta di tutti meravigliose -, subentrarono altre persone come organizzatori e ne risultò un evento unico nella zona, attirando sempre più visitatori. Nel terzo anno della rappresentazione addirittura raccolsero 480.000 lire.
Arrivò persino la televisione e, quando l’intervistatore chiese di chi fosse stata l’iniziativa, fu indicato l’Ambrogio che proprio in quel momento stava giungendo in piazza. Ormai conosciamo tutti il carattere schivo e riservato del nostro amico che fece immediatamente marcia indietro verso casa, indicando il parroco che certamente sarebbe stato disponibile.
Il racconto era coinvolgente ed io incalzavo Ambrogio con continue domande, chiedendo soprattutto se vi fossero immagini della prima edizione dell’evento. Purtroppo a quei tempi in pochi possedevano una macchina fotografica, soddisfare la mia curiosità non sarebbe un’impresa facile. Ma confido che un giorno riuscirò a vedere l’immagine di quel San Giuseppe più unico che raro, magari qualcuno del luogo l’avrà conservato tra i suoi vecchi ricordi.
Il tempo trascorre in fretta quando si sta in buona compagnia e ormai le tenebre ci avvolgevano, era ora di rincasare. La serata era stata davvero piacevole e indimenticabile.

Il nostro muretto dell’oratorio è ormai diventato un appuntamento irrinunciabile, non sarà frequentato da persone famose come quello di Alassio, ma lì seduti, presi dai nostri racconti, ci sentiamo dei personaggi, umili protagonisti di scene di vita quotidiane, ma per noi molto significative.

18 Nov

Scaturigini, il nuovo libro di poesie della scrittrice e poetessa Rosa Maria Corti

Pubblicato da anyony

Sabato 22 novembre, alle ore 16, presso la sala civica di Cerano D’Intelvi,

Rosa Maria Corti presenterà il suo ultimo libro di poesie dal titolo “Scaturigini”.



Qui di seguito una poesia tratta dal libro

 

La bella Regina, la Vita

(Lago di Como)

 

Il delirio di pioggia è cessato.

 

Nell’ora mattutina il sole

riaccende di rosso le felci

sotto la vetta bianca di neve.

 

Sul lago ancora brandelli di nebbia,

la luce incerta nasconde

il tormento d’una profonda ferita.

 

Agonizza, va tutta in rovina

la bella Regina, la Vita.

Maria Rosaria Corti

 Lenno 18 novembre, foto di Rosa Maria Corti

 

15 Nov

Il caro Sandro Ciapessoni ci ha lasciati

Pubblicato da anyony

Ho saputo pochi istanti fa che il caro e dolcissimo amico Sandrino, come lo chiamava sua mamma e come affettuosamente a lui mi rivolgevo, ora è tra gli angeli. E come un angelo se n’è andato, senza soffrire, lasciando a noi tutto il suo sentimento attraverso le accorate poesie dedicate al suo lago e alle persone che ha amato. E proprio con i suoi versi mi piace ricordarlo con l’affetto che da anni mi ha legata a lui.

Ciao Sandrino caro, ti porterò sempre nel cuore.

CAMPO

 

L’estate è generosa!
La stella vespertina
sovra il “Soccorso”, indora.

La notte è morbida
e avvolge il ciel di Campo.
La tenerezza sorge
col luccicar di stelle,
e Campo e la sua valle
festanti, la contiene.

I platani del viale accanto al rivo
coi tigli ombrosi,
annosi sono assai più di mia vita.

La brezza che dal lago lor perviene,
è il sussurrar gioioso di parole.

Tra le brughiere di Molgisio e Ossuccio,
la casa dell’infanzia mia, felice.

Campo!… Sorta dal Castrum
dell’antico impero,
dal mite Lario attinge la sua quiete.

Lacustro è il borgo e ben cospicui sono
i simboli di gloria del passato.

Dalla solenne “Villa Monastero”
coi segni ben vistosi di clausura,
all’isoletta verde “Comacina”
antica di ricordi dei “Comuni”.

La Santa Maddalena di Spuràno
e i secolari ulivi
ch’io vidi ancor fanciullo,
oggi… mi sono innanzi,
ed io… ed io ancor li ammiro.

Al fianco tuo o Nisa,
terrena ispiratrice
ricorderem Castàlia
dentro “al mulino”, fonte.

La fonte del mulino
adorna degli allori
di questa augusta valle,
udì nostre parole.

Ritorneremo ancora
in questi amati luoghi,
quando in estate, il ciel gonfio di stelle,
di magico colore
argenterà gli ulivi.

Selène ammaliatrice
cancellerà la notte…
Voce dolcissima
potrò ascoltare allora:

“Sandro!…la luna è tutta piena,
la notte non esiste!”.

Nisa! L’estate è generosa…
l’Espero vespertino
Sant’Agata di Ossuccio, indora .

Sandro Ciapessoni

 

 

 

 

 

 

 

 

 

31 Ott

Visita a Bellano: scritto il 31 luglio

Pubblicato da anyony

Le tre Madonne oggi

Bellano, 31 luglio

Il giovedì è giorno di mercato a Bellano, situato sul lato nord del ramo di Lecco; il paese non è ben servito dai battelli, per raggiungerlo per via lacuale di prima mattina mi sono recata a piedi a Bellagio per poi imbarcarmi sull’unico battello che effettua la fermata a Bellano.
Più che al mercato ero interessata a meraviglie architettoniche e di fede che avevo letto su di un libro dedicato alle bellezze del ramo di Lecco che avevo acquistato qualche anno fa ad un mercatino. Due mi incuriosivano particolarmente: un trittico chiamato “Le tre Madonne” e la seconda la chiesa di “Santa Maria di Lezzeno” situata nella parte alta del paese.
Bellano attira particolarmente i turisti per il suo orrido che in passato ho avuto occasione di visitare ma di queste altre due meraviglie non avevo mai sentito parlare.
Una volta sbarcata, ho chiesto a diverse persone del trittico, molti no ne conoscevano nemmeno l’esistenza, ho perseverato nell’indagine e finalmente un signore molto gentile mi ha indicato la strada. Mi ha detto di seguire la via provinciale, poco dopo aver passato la stazione ferroviaria e dei lavori in corso, avrei trovato il trittico a fianco di una galleria.
Seguendo le sue indicazioni, dopo un cammino di pressappoco seicento metri, sono arrivata al cospetto delle tre Madonne.
Sono rimasta un po’ delusa dallo stato in cui si trovava il sacro monumento: le figure dei santi, scolorite dal tempo erano poco riconoscibili, inoltre gran parte del trittico era ricoperto da vegetazione. Insomma il tutto giaceva come dimenticato dagli uomini e dal tempo infondendomi una certa tristezza. L’edicola, risalente agli inizi dell’ottocento e di autore ignoto, dovrebbe raffigurare la Madonna Immacolata tre i Santi Carlo ed Agnese, con ai lati San Giuseppe e Santa Scolastica o Santa Marta. Da un’antica immagine trovata su internet ho scoperto che un tempo era molto venerata, tutto ciò contrasta ancora di più con il senso di abbandono che mi ha invasa quando mi sono trovata al suo cospetto.
Ho sostato a lungo di fronte alle sacre immagini, sforzandomi di immaginare ciò che potesse essere ai tempi del suo splendore.


Recentemente ho trovato su internet una sua immagine di quando era luogo di fede molto frequentato.
Sono poi ritornata sui mie passi per informarmi circa la Madonna delle Lacrime della frazione Lezzeno ma, purtroppo ho dovuto per il momento rinunciare trovandosi il santuario troppo in alto per raggiungerlo a piedi. Ho deciso allora di recarmi nella zona antica del paese che avevo visitato alcune volte negli anni passati e mi aveva sempre affascinato per i suoi antichi vicoletti.
Una sosta cui non potevo rinunciare era alla pasticceria Lorla situata in piazza Santa Maria dove ho sempre gustato degli ottimi dolcetti dei quali in vasto assortimento crea imbarazzo nella scelta. Il locale è molto frequentato e conosciuto anche al di là dei confini del paese. Ricordo che lo scorso anno ci sono stata insieme ad una signora di Tremezzo conosciuta sul battello anche lei a conoscenza dell’ottima fama della pasticceria. Ho ordinato un caffè al ginseng e alcuni mignon al gusto di frutta e cioccolata. Dopo aver addolcito il palato ho fatto una visita alla chiesa di Santa Marta situata nella stressa piazza della pasticceria.