11 Ott

PICCOLE STORIE DI SAN GIOVANNI

Pubblicato da anyony

Di aneddoti di quest’estate ne potrei raccontare moltissimi, si tratta di piccole cose per noi importanti e ricche di significato.Ad esempio, la storia dei peperoncini nei vasi della piazza davanti alla spiaggetta. Tutto iniziò la scorsa estate, quando quei vasi sono rimasti vuoti, a differenza degli altri sotto il platano dove sono le panchine e altri davanti all’oratorio che il comune ha provveduto ad abbellire con begonie multicolori. L’Ambrogio, che tiene molto alla sua San Giovanni non poteva tollerare che fossero completamente spogli i vasi, l’anno precedente ricchi di gerani, che con amore e cura aveva fatto prosperare tanto da essere fotografati da molti turisti.

Fu così che mi diede incarico di provvedere in qualche modo, qui entrano in ballo le piantine di peperoncini che, trovandomi a far la spesa all’Esselunga di Lecco, attirarono la mia attenzione. Comprai tre piantine che con i loro accesi colori, giallo e rosso, lavarono l’onta dei vasi vuoti e, nello stesso tempo, furono accolti con entusiasmo per il doppio ruolo che potevano svolgere: quello di abbellire la piazza e di poter finire in padella per un’ottima pasta all’arrabbiata.L’estate terminò e con i primi freddi le piantine di peperoncini, essendo stagionali, morirono, ma l’Ambrogio ne aveva raccolti alcuni e conservati i semi.Così, quando il 18 giugno sono tornata a San Giovanni, ho avuto la sorpresa di vedere delle belle piantine di peperoncini nei vasi sopra la ca’ trota. L’Ambrogio li aveva seminati e lui e l’Angelo se ne erano presi cura.

Quei peperoncini sono stati protagonisti di una storia durata praticamente tutta l’estate. Pochi giorni dopo il mio arrivo sparì una piantina, Ambrogio era arrabbiatissimo e in tutti i modi voleva individuare il misterioso ladro. Pensò anche di strappare le altre piantine per evitare che il furto si ripetesse. Io e Angelo, ci siamo molto adoperati in opera di persuasione affinché Ambrogio non mettesse in atto il suo pensiero. Tutto filò liscio fino a metà settembre, le piantine di peperoncini prosperavano moltiplicando i frutti che, ogni tanto, noi del luogo, coglievamo per cucinare una pasta piccante. Poi, una triste mattina di metà settembre, sparirono due piantine, e dopo qualche giorno, anche un’altra. Rimase una sola piantina che, a questo punto, con la storia che ormai l’estate era finita, Ambrogio strappò senza darci il tempo di raccogliere i suoi frutti. Al mattino, mi alzavo all’alba per essere la prima a scendere in piazza ad ammirare il panorama e assaporare l’ebbrezza di essere sola in quel luogo magico dove mille sensazioni positive mi pervadevano l’anima. Uno dei miei pensieri era soffermarmi davanti ai vasi della spiaggetta per scrutare i peperoncini e scoprire qualche nuovo bocciolo. Lo stesso era per l’Angelo e l’Ambrogio.

Sulla spiaggetta della ca’ trota, c’era anche un’altra piantina bisognosa di cure, che l’Angelo, accanito pescatore e proprietario dell’Ula, inseparabile e fedele cagnolino, le prodigava con affetto: una piccola pianta di oleandro che Angelo aveva piantato nella parte alta vicino al secchio dei rifiuti,al riparo da bagnanti e turisti distratti e da cagnolini che con la loro urina acida avrebbero rovinato le foglie. La sua attenzione per quel tenero oleandro era quasi commovente. Anche accanto a quella pianta mi soffermavo spesso avvertendo nel cuore la gioia di conoscere dei piccoli particolari che sarebbero sfuggiti ad occhi estranei e disattenti, ma non a noi di San Giovanni che conosciamo e amiamo ogni minimo particolare del luogo.

Come non raccontare poi di Romano, milanese di origine, ma ormai bellagino a tutti gli effetti, avendo trascorso decine di estati nella zona. Io ho avuto la fortuna di conoscerlo un paio di estati fa, quando, negli afosi pomeriggi, veniva a sedersi sulle panchine di San Giovanni, all’ombra del platano con la speranza di trovare qualcuno con cui scambiare qualche chiacchiera.Romano è una persona molto in gamba, ha avuto un vissuto intenso ed è piacevole ascoltare i suoi racconti. Io ho avuto frequenti occasioni di trattenermi con lui in piacevoli conversazioni, specialmente quest’estate quando il caldo torrido mi costringeva a soste prolungate e trovavo refrigerio in piazza dove qualche soffio di breva dava la possibilità di trarre respiro.

Sono diventata anche la “maestra di smartphone” di Romano che, avendo un telefono nuovo, ha chiesto frequentemente il mio modesto aiuto. Ma l’aneddoto più simpatico da raccontare su questo personaggio dal carattere forte e nello stesso tempo tenero è quello delle foglie d’alloro. Forte, nel senso che voleva si rispettassero le regole di buona educazione e soprattutto l’ambiente, spesso si è messo anche in situazioni quasi di pericolo per fermare moto che abusivamente invadevano spazi di San Giovanni.

A Romano piaceva il profumo dell’alloro e ogni volta che passava davanti ad una villa recintata proprio con questa pianta aromatica, coglieva alcune foglie per poi tenerle tra le mani e godere del loro profumo per tutto il tempo che trascorreva in conversazione nella piazza. La cosa che più mi inteneriva era che ogni giorno mi porgeva una di queste foglie, quasi come un dono di stima e di amicizia e io la strofinavo tra le mani apprezzando con commozione il piccolo dono.

Romano è ripartito per Milano diversi giorni prima del mio ritorno a Silvi Marina, ma ogni volta che passavo davanti alla villa recintata da piante d’alloro o sedevo in piazza, il mio pensiero andava al caro amico. Qualche giorno prima di partire, ho colto qualche foglia dell’aromatica pianta e l’ho messa in valigia in modo che mi facesse compagnia in ricordo di una persona speciale.

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