21 Mag

Il mio ottavo diario lariano

Pubblicato da anyony

15 novembre 2014

 Le prime pagine

Sabato 15 novembre, Sandro Ciapessoni ha terminato il suo cammino terreno: ho ricevuto la sconvolgente notizia per via telefonica da suo nipote Claudio.
Sandro, come meritano le persone dalla grande sensibilità e altruismo, è andato via senza soffrire, nominando la Madonna del Soccorso alla quale da sempre era devoto.
Si è spento alle cinque del pomeriggio. Qualche ora prima aveva chiesto a suo nipote di telefonare alle persone a lui più care, tra queste c’ero io.
Qualche giorno fa avevo ricevuto una sua telefonata, parlava con un soffio di voce perché poco prima era stato dal dentista ed era ancora sotto anestesia, per me era difficile capire cosa volesse dirmi. Pur non avendo compreso tutte le sue parole, qualcosa avevo intuito di ciò che mi voleva comunicare: continuava a ripetere che si sentiva molto stanco e che le forze lo stavano abbandonando e ribadiva più volte l’affetto che lo legava a me, ripetendo: “mi sei stata sempre vicina e provo per te un grande trasporto, quando sarò lassù, veglierò su di te”. Gli avevo consigliato di non affaticarsi troppo, di andare a riposare, ci saremmo sentiti l’indomani.
Ma il caro amico non voleva salutarmi, forse dentro di sé sapeva che non avremmo avuto più tempo. Ascoltandolo ero diventata triste, quella telefonata mi suonava quasi come un addio.
Il giorno seguente Sandro fu ricoverato in ospedale dove gli trovarono un brutto male, provarono ad operarlo ma non ci fu niente da fare, fortunatamente non avvertì alcun dolore.
Le sue ultime parole furono:
“La Madonna del Soccorso ha steso un velo sulla mia pancia, non sento alcun male”, poi reclinò la testa e si addormentò nel sonno eterno.
Sandro mi manca moltissimo, oltre ad essere un carissimo amico, per me è stato un grande Maestro di poesia e di vita, lo porterò sempre nel mio cuore, sarà il mio angelo protettore.
Ricordo ancora quando ci conoscemmo, fu tramite il web. Avevo da poco aperto il mio blog “amoillario.blog.tiscali.it” quando, navigando su internet, m’imbattei in un suo sito di poesie. Gli scrissi una mail chiedendogli se potevo pubblicarne qualcuna sul mio blog. Dopo poco tempo ricevetti la cortese risposta, non solo mi autorizzò a pubblicare le sue poesie ma partecipò attivamente al mio blog con commenti ricchi di ricordi ed insegnamenti derivanti dalla sua ampia esperienza di vita. Ci scambiammo i numeri di telefono e iniziammo a sentirci frequentemente.
Tra noi ci fu subito empatia e ci confidammo i nostri pensieri più intimi, sostenendoci a vicenda per affanni cui inevitabilmente la vita ci sottopone.
Dopo qualche mese avvertii l’esigenza d’incontrare nella realtà questa persona così speciale, insistetti perché tornasse sul lago che tanto amava e dal quale mancava da diversi anni.
Decise di affittare una camera al Grifo, famosa locanda di Campo, luogo dove Sandro aveva trascorso l’infanzia e l’adolescenza e mai aveva dimenticato.
Andai ad attenderlo alla stazione San Giovanni di Como e rimasi subito affascinata da quel distinto ed elegante signore che, affacciato al finestrino del treno proveniente da Padova, mi stava salutando con un dolcissimo sorriso.
Dopo un caloroso abbraccio, salimmo su un taxi che ci portò all’imbarcadero di Como: Sandro voleva rivedere punto per punto il suo lago, tanto gli era mancato.
A bordo mi mostrò i suoi libri di poesie, ne recitò qualcuna con la partecipazione e l’intonazione che solo lui sapeva dare.
Di tanto in tanto m’indicava particolari del paesaggio a me sconosciuti. Mi resi subito conto di avere accanto un Grande Uomo, un Maestro che mi avrebbe saputo guidare per i luoghi che entrambi amavamo e mi avrebbe insegnato tanto.
I suoi giorni a Campo trascorsero in fretta, passammo molto tempo insieme, sempre con entusiasmo. Un giorno il caro Sandro mi chiese di accompagnarlo a far visita ad un suo amico d’infanzia, ci recammo a Lenno da Geo Poletti, figlio del padrone del frutteto di Campo dove lavorava il papà di Sandro e dove ha alloggiato per diversi anni la famiglia Ciapessoni. A braccetto, suonammo il campanello della graziosa villetta del signor Geo ed ebbi la fortuna di essere presente al commovente incontro tra due amici che non si vedevano da diversi decenni.
Il giorno seguente ci recammo alla chiesa di Sant’Andrea nella frazione Casanova di Ossuccio, caratteristica per la teca in vetro contenente alcuni teschi risalenti alla peste descritta dal Manzoni. Proprio per questo motivo Sandro aveva rinominato “Sant’Andrea Teschiato” il sacro edificio.
Sostammo a lungo anche nella piazzetta Campidoglio di Campo dove, nonostante il caldo asfissiante del mese di agosto, trascorremmo delle ore piacevoli ricordando la vita di un tempo e le varie antiche botteghe di cui ancora rimane traccia in alcune scritte sui muri.
Quando Sandro ripartì, avvertii un grande vuoto, mi sentii quasi spaesata nonostante conoscessi già discretamente il lago. Ma il grande Maestro fece in modo di starmi vicino anche a molti chilometri di distanza. La nostra amicizia andò sempre rafforzandosi, se avevo qualche insicurezza sapevo a chi rivolgermi.
Nelle estati seguenti, Sandro tornò ancora sul lago e furono altre giornate piene e indimenticabili, poi le sue forze diminuirono e non se la sentì più di viaggiare. Fui io ad andare a Padova, nonostante lo trovai fisicamente invecchiato, la sua mente era sempre lucidissima, la sua intelligenza brillante e la sua cultura immensa.
Una volta mi disse che affidava a me il suo testamento spirituale, tante erano le cose che mi aveva confidato della sua vita e della sua esperienza, inoltre ci univano numerosi argomenti riguardanti i luoghi che entrambi avevamo nel cuore.
Ora io sono qui con infiniti ricordi e molti rimpianti ma con la certezza di aver conosciuto qualcuno di veramente eccezionale che mi ha accompagnata per un pezzo del mio cammino e continuerà per sempre a vivere nel mio cuore.

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