24 Dic

Racconto di fine estate

Pubblicato da anyony

Scritto il 26 settembre
Racconto di fine estate da ricordare in queste feste.

L’ immagine raffigura la Natività, opera dell’artista Raffaele Beretta e quest’anno collocata a Dosso del Liro, un piccolo paese a poca distanza da Gravedona.

IL NOSTRO MURETTO
Settembre ci ha regalato qualche giornata di sole, specie nella prima e nella seconda decade cercando di riscattare tutta la pioggia che ci ha inflitto nei mesi passati.
Ormai siamo rimasti in pochi a goderne, come sempre in questo periodo sono l’unica turista (mi definirei l’unica non residente nel piccolo borgo di San Giovanni ma ugualmente appartenete della comunità che vi abita).
Qui ho imparato l’usanza di cenare piuttosto presto anticipando quelle che sono le mie abitudini a Silvi e a Roma,
di sera mi piace scendere in piazza, l’insolito silenzio mi porta a meditare su tanti ricordi felici che anche quest’anno viaggeranno con me.
Poiché l’aria si è parecchio rinfrescata, il punto di ritrovo con gli amici di San Giovanni non sono più le panchine sotto il platano, ma il muretto dell’oratorio che è al riparo dall’umidità della sera.
Se pur in pochi, è sempre bello ritrovarsi e raccontarsi i piccoli avvenimenti quotidiani , soprattutto i ricordi di un passato che resta sempre nel cuore.
Ieri sera l’argomento è stato il presepe vivente che ogni anno si rappresenta a San Giovanni nella ricorrenza dell’epifania.
Purtroppo non ho mai assistito all’evento, ma l’ho potuto seguire ugualmente grazie le numerose immagini che mi hanno inviato via email.
Ambrogio ha iniziato a raccontare la nascita di questa rappresentazione, avvenuta – non ricordava bene se nel ‘982 o il ‘983 – per iniziativa sua e di una ragazza che ebbe l’idea di allestire anche a San Giovanni un presepe vivente sul modello di quelli che si vedevano in televisione. Ne parlò al parroco di allora, don Aldo, che si mostrò favorevole all’iniziativa mettendo a disposizione l’oratorio.
Ambrogio fu uno dei promotori, iniziò a lavorare sodo per la realizzazione dell’evento e, con il legno del vecchio tetto della casa parrocchiale, da poco rifatto, costruì la grotta che avrebbe ospitato la natività. Non fu difficile trovare i pastori, lo stesso Ambrogio interpretò la parte di San Giuseppe.
Il presepe fu un vero successo, la voce dell’evento si sparse in fretta e tanti furono i visitatori.
Ambrogio ricorda che, grazie alle offerte ricevute, raccolsero ben 180.000 lire, una cifra considerevole per quei tempi.
Da allora il presepe vivente è stata sempre una tradizione di San Giovanni, arricchendosi anno per anno di più di particolari grazie all’impegno e alla partecipazione degli abitanti dell’antico borgo. Nel terzo anniversario, il parroco mise a disposizione le ampie cantine della chiesa – a detta di tutti meravigliose -, subentrarono altre persone come organizzatori e ne risultò un evento unico nella zona, attirando sempre più visitatori. Nel terzo anno della rappresentazione addirittura raccolsero 480.000 lire.
Arrivò persino la televisione e, quando l’intervistatore chiese di chi fosse stata l’iniziativa, fu indicato l’Ambrogio che proprio in quel momento stava giungendo in piazza. Ormai conosciamo tutti il carattere schivo e riservato del nostro amico che fece immediatamente marcia indietro verso casa, indicando il parroco che certamente sarebbe stato disponibile.
Il racconto era coinvolgente ed io incalzavo Ambrogio con continue domande, chiedendo soprattutto se vi fossero immagini della prima edizione dell’evento. Purtroppo a quei tempi in pochi possedevano una macchina fotografica, soddisfare la mia curiosità non sarebbe un’impresa facile. Ma confido che un giorno riuscirò a vedere l’immagine di quel San Giuseppe più unico che raro, magari qualcuno del luogo l’avrà conservato tra i suoi vecchi ricordi.
Il tempo trascorre in fretta quando si sta in buona compagnia e ormai le tenebre ci avvolgevano, era ora di rincasare. La serata era stata davvero piacevole e indimenticabile.

Il nostro muretto dell’oratorio è ormai diventato un appuntamento irrinunciabile, non sarà frequentato da persone famose come quello di Alassio, ma lì seduti, presi dai nostri racconti, ci sentiamo dei personaggi, umili protagonisti di scene di vita quotidiane, ma per noi molto significative.

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