6 Feb

Dal “Giorno”: quei rami simbolo del Lario

Pubblicato da anyony

 

 di MARCO PALUMBO
- AZZANO DI MEZZEGRA – 06/02/2010
LA SUA STORIA è lunga tre secoli e mezzo. Se solo lo volesse, anzi lo potesse fare, chissà quante cose avrebbe da raccontare. Fiumi di parole, lui che dall’alto dei suoi (quasi) 50 metri ha visto scorrere la storia. Lago e montagna sembrano intrecciarsi, quasi a voler custodire i “loro” paesi. Lungo la via (ora statale) Regina e lungo le coste frastagliate – dove il sole (d’estate) pare non voler tramontare mai – sono passati re e regnanti, imperatori, sovrani e condottieri, poeti, scrittori, mecenati. Eppure niente sembra turbarlo. Tecnicamente è definito “Platano orientale”. Affettivamente – con un pizzico di sano romanticismo – è un “gioiello” che il lago di Como coccola e cui ogni giorno dà nuova linfa (e forse tempra e spirito), considerato che parte delle enormi radici affondano giù nella darsena e di lì nelle gelide (di questi tempi) acque del Lario. Ma c’è di più. Perché il platano è avvinghiato a una parte della darsena. Un’emozione starlo a osservare, lui che dà il nome alla splendida dimora accanto alla quale svetta maestoso: “Villa I Platani”, ad Azzano di Mezzegra, incastonata tra la statale Regina e il lago.
VILLA appartenuta al grande industriale milanese Ercole Marelli, uno dei simboli per antonomasia dell’imprenditoria italiana. C’è un anno, il 1891, di fatto consegnato ai posteri: l’anno in cui nacque la “Ercole Marelli”. L’inizio di una grande “storia italiana”, di cui questa villa affacciata sul lago e il suo maestoso platano erano e sono tuttora parte integrante. La marchesa Maddalena Mina Quintavalle, nobildonna e scrittrice, nipote di Ercole Marelli, conferma: «È vero. È considerato il platano più alto d’Italia: l’altezza attuale è di circa 50 metri e il tronco ha una circonferenza di 10,80 metri. Secondo stime autorevoli, potrebbe avere addirittura 350 anni. Ormai è un’attrazione. Innalzandosi così imponente nel parco della villa, lo si vede benissimo dal lago». Anche dalla statale Regina, l’occhio non può che notare quel composto ensemble di rami. La sua – ben inteso – è una presenza imponente, ma discreta. Il platano è stato censito dal Corpo forestale e classificato tra gli “Alberi Monumentali d’Italia” (Edizioni Abete, 1990). Quanto al fatto che si tratti di un’attrazione turistica, vi sono pochi dubbi: una “sosta” e un “click-ricordo” sono ormai d’obbligo per chi, visitando il lago…dal lago, si imbatte in questa meraviglia della natura.
LO STUPORE lascia – dopo una rapida occhiata – il posto all’ammirazione. Pare non sia mai stato potato. «No almeno da quando io ho cominciato a prendermene cura – sottolinea Giampiero Bianchi, lennese, prosecutore della lunga e gloriosa tradizione dei giardinieri tremezzini -. È ancora allo stato naturale. È come se si autogestisse». «Negli anni è molto cresciuto – osserva la marchesa Maddalena Mina Quintavalle, che a “Villa I Platani” è affettivamente molto legata -. Il grosso platano sembra essere in buona salute. Speriamo continui così». Una certezza più che un augurio.

                  Marco Palumbo

 

Ps: se qualcuno di voi ha una foto del platano, mi piacerebbe averla.

Grazie.

4 Commenti »

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4 Risposte a “Dal “Giorno”: quei rami simbolo del Lario”

  1. Alfredo dice:

    … che dire?

    Sempre cose belle e rare, il “nostro” Lario ci riserva! Interessantissimo il post, il … “quadretto”, poi… semplicemente delizioso…

    A questo punto, azzardo a dire.

    “VIETATO MORIRE”!… se non si è stati e visto tutto il Lario!

    Altrimenti penso che il Santo… “portinaio” ci spedirebbe tutti all’Inferno.

    Ma questo non vuol dire – ragazzi non scherzate!… – che ritardate la visita… per ritardar anche, il fatal giorno!

    Accogliete questa mia stupida, piccola battuta, scaturita dal fatto che mi son detto:” No! Non posso morire, senza averlo visto. E… TUTTO!”

  2. anyony dice:

    Caro Alfredo, “il quadretto” è una cartolina della mia collezione e raffigura proprio Azzano. Non avendo la foto del platano, visto che la località è quella e…nella cartolina si intravedono due platani, ho pensato che fosse l’immagine più adatta al post.

    In quanto a ciò che hai detto, per la prossima estate mi offro da cicerone, però tutto non te lo faccio vedere, dopo quello che hai scritto, meglio lasciare qualcosa in sospeso!

    Cmq noi da buoni napoletani cambiamo il nostro famoso detto in:

    “Vedi il Lario e poi muori”.

    Tocco ferro!

    un abbraccione

  3. daniela dice:

    che sono questi discorsi tristi? il Lario va guardato, ammirato, amato sempre perchè, anche se lo si è visitato tutto, si scopre sempre qualcosa di nuovo, di inedito, vero bimba?
    peccato che non hai avuto la foto del platano, mi sarebbe piaciuto vederlo in tutto il suo splendore!!!
    un abbraccio a tutti..

  4. anyony dice:

    Carto dolce bimba, l’ho sempre detto il lago è come una bella donna seducente che si fa scoprire a poco a poco per sedurre. Un abbraccione

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