4 Feb

Nello zoo del Bronks la fontana che un tempo era a Como, in piazza cavour

Pubblicato da anyony

 

Questa fontana, ricca di una scultura elaborata, ha una storia lunga e travagliata. Conosciuta come la fontana di Rockefeller, dopo che il benefattore William Rockefeller (1841-1922) la ebbe donata a New York City, la fontana, che ora è un simbolo ufficiale di New York, è stata eretta una prima volta a Como in Italia.

Nel 1860, la città di Como cominciò a riempire parti del porto lungo il lago, non più usato per il traffico commerciale, per costruire Piazza Cavour progettata egualmente come luogo di svago per i turisti ed i residenti. La nuova piazza non ebbe un completo successo. Il relativo scopo originale non fu mai compiuto ed fu usata per lo più come campo militare di parata. Nel 1870, un commerciante milanese chiamato Sebastiano Mondolfo, residente in una villa in Borgovico e presidente della società di navigazione Lariana, offrì alla città 20.000 Lire per comprare una fontana monumentale del Palazzo Litta a Lainate, ed usarla per abbellire Piazza Cavour. I maggiorenti della città rifiutarono il programma originale, credendo che una rilocazione di una tal opera d’arte dal palazzo riservato all’aristocrazia ad uno spazio pubblico fosse inaccettabile. Pertanto Mondolfo usò la sua offerta nel 1872 per assumere uno scultore locale chiamato Biagio Catella per progettare una nuova fontana. In poco più di sei mesi, Catella, con una squadra di artigiani, completò la fontana scolpita in marmo bianco italiano e composta da una immagine centrale di un cigno circondato dalle creature del mare e dalla scultura ornamentale. Il 23 settembre 1872, la fontana fu attivata. Alimentata da un piccolo aquedotto da Monte Olimpino, la fontana svolse una funzione pratica per la comunità, fornendo l’acqua potabile.

Il risultato estetico fu argomento di dibattito acceso e perfino ridicolo. Alcuni "molto pudichi" osservatori ebbero da ridire sulle figure femminili nude delle naiadi per gli effetti negativi che avrebbero potuto avere sulle morali dei bambini in giovane età. Altri ritennero che il cigno assomigliasse più molto esattamente ad un’oca. Le creature del mare in generale furono percepite come linguaggio figurato non consono al lago d’acqua dolce adiacente. Quelli situati nelle più alte zone della città si dissero preoccupati che le acque necessarie per fare funzionare la fontana, avrebbero richiesto troppa pressione per i loro rifornimenti idrici. La Comunità si divise fra coloro che gradivano la fontana e coloro che si opponevano alla sua realizzazione ("gli anti-fontanisti"). A risolvere la controversia ci pensarono le acque del lago corrodendo le fondamenta del materiale di riporto già nel 1890. Una crisi dell’economia comunale lasciò la città senza le risorse per la riparazione e per il funzionamento e la fontana fu smantellata e messa in un deposito nel 1891. Nel 1899, un’esposizione e un fuoco disastroso appesantirono ulteriormente la situazione finanziaria della città e, nel tentativo d’alleviare il debito locale, il consiglio comunale autorizzò la vendita della fontana per 3.500 Lire (l’equivalente valutato allora di $637). Nel 1902, William Rockefeller comperò la fontana investendo altri $25.000 per portarla nella città di New-York, in cui fu installata al giardino zoologico del Bronx nel 1903. Successivamente, gli architetti Heins e La Farge progettarono una nuova sistemazione e, nel 1910, la fontana fu spostata verso la posizione attuale nel lato nord del giardino zoologico alla Astor Court. Nel 1968, la fontana è stata designata simbolo ufficiale di New York City ed è uno dei pochi monumenti locali che ha questo onore.

Ed ecco la fontana alla fine dell’800 in piazza Cavour a Como

 

 

17 Commenti

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17 Risposte a “Nello zoo del Bronks la fontana che un tempo era a Como, in piazza cavour”

  1. luciana dice:

    Essì…la vecchia Rockefeller Fountain…

    Ma ora in Piazza Cavour, vuota da decenni (anzi da più di un secolo!) possono fare bella mostra di sè le bancarelle con formaggi artifianato e prodotti locali, oppure la pista del ghiaccio, o il Natale dei Balocchi…

    La poca lungimiranza dei comaschi in fatto di arte, evidentemente è purtroppo profondamente ìnsita nei cromosomi locali…siggh…

    (hai sentito le difficoltà che sta incontrando l’ottimo assessore Sergio Gaddi per l’organizzazione delle Grandi Mostre di Villa Olmo, in particolare quella che dovrebbe svolgersi a partire dal prossimo aprile?…Speriamo non venga affossata o dislocata altrove, anche quella…!)

    Il vizio di considerare l’arte poco produttiva, non necessaria e dispendiosa si ripete purtroppo, anche nell’anno di grazia 2009…

    Luciana – http://www.comoinpoesia.com

  2. anyony dice:

    I capolavori dei comaschi devono andare all’estero per essere apprezzati! Assai sconfortante!

    Non sapevo della storia delle mostre, andrò a documentarmi, Grazie Luciana!

    E pensare che il lago di Como è la culla dell’arte, se solo vogliamo pensare ai Magistri Comacini!

  3. Sandro_Ciapessoni dice:

    Signora Luciana, buona sera
    delle vicissitudini della fontana così dettagliatamente descritta da Antonia, ne ero a conoscenza perché negli anni della mia infanzia mio Papà me la descriveva mostrandomi un vecchio giornale illustrato molto vecchio che lui conservava.
    Non aggiungo una parola in più a quando Lei, Signora Luciana ha ben esposto… però… diciamo la verità: quanta amarezza ci pervade!
    Se Lei vedesse gli antichi saloni della gloriosa villa Serbelloni (in particolar modo i plafoni…) in stridente contrasto col nuovo super moderno arredamento… grida vendetta! Come sono cambiati gusti! come sono cambiati i cervelli!!!
    Caramente
    Sandro.

  4. anyony dice:

    Sandrino,

    ti leggo con piacere, ciò significa che il tuo computer è tutto ok, e sono felice per te!

  5. fulvio dice:

    Bè, di cosa ci lamentiamo, pensiamo piuttosto che periodicamente arriva il “testina” che inventa qualche intervento a “favore” della centralissima piazza Cavour.

    Non dimentichiamoci i vari rifacimenti che si sono avuti nel corso degli ultimi decenni per arrivare ad avere quanto detto dalla signora Luciana (Como brilla di queste trovate).

    Spero solo una cosa, “CHE NESSUNO TOCCHI IL DRAGO VERDE DI PIAZZA CAVOUR” ultimo resto di quanto era la piazza.

    Un saluto da Fulvio.

  6. daniela dice:

    che vita triste ha avuto questa fontana!!! peccato che non sia stata accettata e che non abbiano capito la sua reale bellezza!!! avrebbe sicuramente abbellita la città… peccato!!!ciao bimba..

  7. anyony dice:

    È proprio una caratteristica dell’uomo apprezzare persone e cose quand’è troppo tardi!

    Ma, in questo caso, sembra che la lezione non sia stata sufficiente.

    “Erare humanum est, sed persaverare diabolicus!”

    Grazie a Fulvio e Daniela,

    un abbraccio

  8. EMILIO MONTORFANO dice:

    Leggendo della storia della fonrana di Piazza Cavour, delle difficoltà di vario genere che ne contrastarono la sopravvivenza a Como, non posso con amarezza non pensare alla ristrettezza culturale degli amministratori cittadini che ne decretarono l’eliminazione per futili e criticabili motivi. Essi, purtroppo, rientrano in un atteggiamento rinunciatario dei governanti comensi, gli stessi che non vollero accettare di avere quel centro di traffico internazionale che la Svizzera immediatamente e oculatamente fece proprio realizzandolo a Chiasso, gli stessi che rinunciarono a fare di Como un centro importante di studi nucleari, anch’esso finito a Ginevra, dove non vi furono timori (poiché non era il caso) di inquinamenti da esplosioni atomiche. D’altra parte, bisogna ricordare – come mi diceva il mio grande amico Giovanni Garrè – che Como, prima del 1870, non possedeva un impianto idrico e l’acqua potabile si raccoglieva nei cortili nelle relative fontane. Il nonno del Garrè, anch’egli di nome Gionanni, venne a Como da La Spezia ed ebbe l’idea di costruire un acquedotto, facendosi prestare i mezzi necessari e, non senza traversie burocratiche, fece giungere dall’Inghilterra i necessari tubi di ferro e scoprì un’adatta sorgente nella Valle della Rienza. Il Garrè dovette combattere anche la mentalità retriva di molti possibili utenti che preferivano i loro pozzi (spesso non perfettamente igienici) all’acqua dell’acquedotto, rinunciando ad avere in casa lavabi, gabinetti e docce, respingendo l’uso di rubinetti, lavabo, vasche da bagno per continuare ad usare secchi, catini, brocche e semicupi.L’inaugurazione dell’acquedotto avvenne nel 1874, quando una fontana in Piazza Vittoria dimostrò, con la sua pressione, che l’acqua pulita poteva essere distribuita anche nei piani alti delle case.

  9. anyony dice:

    Grazie, Emilio,

    hai introdotto altri vasti argomenti di discussione, argomenti di cui ero competamente all’oscuro. Proprio non immaginavo questa chiusura di Como verso ciò che è progresso e che risale già ad epoche passate.

    Tutto ciò depaupera la bellezza e la ricchezza del territorio.

    Spero che in futuro le amministraziopni della città si rendano conto degli errori passati e che ci sarà una maggiore apertura.

  10. Sandro_Ciapessoni dice:

    Carissimi,
    me lo auguro anch’io che se ne rendano conto, ma ci credo poco… anzi non ci credo affatto. Quello è il loro DNA, tale era, tale è e tale resterà.
    Caramente
    Sandro.

  11. Emilio Montorfano dice:

    Cara Antonia, continuando il discorso della chiusura comense verso le innovazioni dei vecchi tempi trascorsi, mi auguro che le nuove generazioni e i nuovi amministratori siano già fin d’ora occupati a dare un maggiore lustro alla loro (e mia) città, la cui storia è, malgrado tutto, ricca di personaggi gloriosi in molti campi, sia dell’arte sia dell’industria. Non sto ad elencare i molti che hanno dato decoro a Como con le loro prestigiose e gloriose personalità, ma il mio augurio, volto alle generazioni nuove è di essere pervase finalmente da una forma di illuminismo che porti in questa perla lacustre italiana ampi respiri di vivacità culturale oltre le bellezze naturali pregevoli di cui è guarnita. Poiché io so che esistono spiriti di gran valore, io sogno che abbiano spazio tale da dare ali ad un nucleo innovatore, che, sciogliendo un poco la pur apprezzabile modestia caratteristica da “laghée”, apra nuovi luminosi orizzonti.

  12. anyony dice:

    Ho trovato un’antica in immagine della fontana in piazza Cavour a Como. Che peccato che debba essere in tutt’altro luogo!

  13. Anonimo dice:

    visto che è stata copiata pedissequamente una mia traduzione poteva almeno citare la fonte!!!!!

  14. Luca dice:

    Ho letto con interesse, dato che ho trovato tra le vecchie carte di casa delle ricevute delle ditta Giovanni Garrè del 1891, per la realizzazione di un acquedotto privato in comune di Erbusco (Bs), realizzato appunto da mio bisnonno Gaetano Maggi di Gradella.
    A questo link potete vedere una delle 5 ricevute, da 14.000 Lire dell’epoca. Il totale dei lavori fu di 46.000 Lire.
    Link: http://campl.us/jMme5ikuXee
    Questa la prima pagina del contratto di appalto alla ditta Giovanni Garrè, firmato a Brescia il 7 Gennaio 1891.

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