1 Apr

Sandro Ciapessoni si racconta

Pubblicato da anyony


Ricordi D’infanzia

L?avevo promesso alle Gentili Signore.Uno scorcio, un episodio della mia fanciullezza in occasione delle vacanze scolastiche (quelle estive) trascorse nella casa materna in quel del varesotto, esattamente in una piccola frazione chiamata ?Ponte? nel comune di Bisuschio sulla statale che da Varese conduce a Porto Ceresio. Sarò breve perché ho sempre il timore d?apparire invadente, di sottrarre del tempo prezioso a Coloro che sì amabilmente desiderano stare tranquilli in ?Terrazza?; magari a sorbirsi un buon caffè anziché sopportare le storie che vengo a narrare e che forse poco possono interessare.
E? una Poesia col titolo: ?Rustiche case, rustico Ristoro??, ma vi accorgerete leggendola attentamente che è quasi un testo di prosa, poiché gli avvenimenti che ho descritto si snodano in ordine cronologico, peculiarità tipica propria del racconto. Leggerete di campagne, di prati, di cieli tersi e puliti, leggerete di un ruscello le cui piode erano levigate da ginocchia? cui l?acqua lor lambiva. Erano ginocchia delle massaie del paese che al ruscello procedevano nel lavoro del bucato. Leggerete di un pergolato di una spina sotto il quale ? su pietra dura ? iniziai ad imparare la scrittura; il tondo della ?o? e i segni col puntino.
Leggerete dell?anziano contadino vestito di fustagno? Era simpatico ed anche buono se pure tutele domeniche e solo alla domenica, si prendeva due solenni sbornie, e non era il solo a rispettare così strambo? cerimoniale. In quei tempi, la sbornia domenicale assurgeva a rito?
Ho finito. Ho scritto il tutto rivangando in quelle lontane memorie i ricordi di un sincero e spontaneo affetto vissuto in quei periodi di vacanze. Era affetto genuino, affetto pulito come un cielo privo di nubi? che solo l?innocenza di un bambino era in grado di capire… Non ero viziato, sia ben inteso, ero amato perché mi volevano bene. Bastavano i nostri reciproci sguardi per trasmetterci quei sentimenti e quei valori oggi perduti: quelle gioie, anche se per poco tempo, io le conobbi.
Sandro Ciapessoni.
***

RUSTICHE CASE…
da: ?Rime?

Rustiche case… rustico ristoro.
Un?osteria sul bordo della via
e un pino accanto all?orto, sul pianoro.

Lungo il bel prato fin sotto a grigia rupe,
arbusti di campanule violacee
screziate con colori bianco e rosa,
ornavano selvatiche in natura
sconnesse pietre antiche a mo? di mura.

Protetto e custodito
come familiarmente avvezzo,
nell?ora cui meriggio
vuol tacita a diletto,
sotto il bel pino ombroso
gustavo il buon sorbetto.

Nella stagione cui sole si scatena,
sul limitar del prato e l?osteria,
un pergolato verde d?uva spina
il fresco refrigerio mi porgeva,
mentre, su libro chino, cannuccia in mano
i primi rudimenti del sapere
aprivano mia mente al mio dovere.

Sul tavolato in pietra
e all?ombra degli intrecci d?uva amara,
io qui compresi a ricordar qual pietra,
aste diritte ed aste… col rampino,
il tondo della ?o? e i segni col puntino,
poi… sulla pietra dura, poggiando mani al viso,
io reclinavo il capo… sognando il mio destino.

Prati, colline e monti!…
Dolci profili familiari e forti
che abbracciano solari l?orizzonte.
Folte robinie e schiere di sambuco
dove la chiara roggia scorre presso il ?ponte?…
io vi conobbi allora,
quando in estate il sole si scatena,
quando cicale e grilli
allietano giornate in fino a sera.

Io vi conobbi all?alba
col sorgere del sole,
con l?animo sereno
di candido bambino,
guardando un cielo puro
disgombro dalle nubi
e il volteggiar di rondini festanti
e di colombe, in cerca di ristoro.

Guardando amene valli
al tramontar del sole…
i poggi dell?Usèria,
la bianca casa col segno di Maria,
la cima del Crocino e a fondo valle
la selva scorticata a pie? del monte.

Le fredde ?piode? erose e levigate
giù nella rongia poste…
consunte da ginocchia
cui l?acqua lor lambiva,
rubando anche il sudore
che il caldo lor forniva.

Conobbi allora i segni
del ricordar soave e genuino
che in fino ad oggi dominano
la via del mio cammino.

Dei personaggi tipici del luogo
ricordo… il contadino anziano e rosso
vestito di fustagno liso e smunto:
i baffi rossi attorcigliati e a punta,
il calice di vino poggiato sovra un soglio
mentre bocciando con fragor sul ciglio,
centrava quasi sempre il suo bersaglio.

Mi sveglio da quel sogno…
e nello specchio azzurro ed infinito
rivedo i tempi antichi… ma ancor vicini,
sì, che emozioni amare e sconsolate
invadono con forza le mie vene.

La cima del Crocino è sempre verde!…
I poggi dell?Usèria, immobili e solenni
mi additano lontano lor tramontare eterno.

Nei prati che da Ponte vanno a Brenno
lungo il sentiero dove il sambuco odora,
ancora scorre giovin roggia
antica un tempo… che sempre m?innamora.

Ma sulla fronte mia e sul mio viso,
ahimè, profondi stanno i segni
della trascorsa vita… e del destino.

Sandro Ciapessoni

7 Commenti »

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7 Risposte a “Sandro Ciapessoni si racconta”

  1. anyony dice:

    Grazie al Signor Sandro di averci regalato questo suggestivo scorcio della sua infanzia..
    Davvero molto coinvolgente e sereno..

  2. mati dice:

    Ancora una volta il Poeta Sandro ci comunica forti emozioni, parlando del suo candore di bambino, dell’uva spina, del contadino che amava il buon vino e di tanti suoi ricordi che affiorano freschi tra i suoi versi.
    A lui e a te, Antonella, giungano i miei apprezzamenti per questo assaggio di primavera, buonanotte, mati

  3. Sandro Ciapessoni dice:

    Gentile Signora Antonia,
    Grazie per aver pubblicati sia l’articolo sia la Poesia. L’articolo è molto importante perchè è come chiave di lettura per il testo poetico. Quel “Ristoro” c’è ancora ma non è più quello di una volta, tutto è cambiato… ovviamente in peggio!
    Grazie e buona domenica
    Un salutone
    Sandro.

  4. Sandro Ciapessoni dice:

    Buona giornata anche a Lei Signora Mati e grazie per la Sua presenza in “Terrazza” per la mia Poesia. Infatti ha ragione quando dice che i ricordi sono incancellabili, e quelli della casa materna lo sono stati e lo saranno sempre. Nella loro semplicità mi davano amore sincero, il loro affetto partiva dal cuore e lo capivo bene; a Ponte c’era aria, il cielo pulito, c’erano i prati, il profumo del sambuco, alla sera eravamo quasi circondati da lucciole che noi bambini non riuscivamo mai a prendere; al contrario di Bellagio… quella casa dove c’erano le zie! Si, mi dicevano che mi volevano bene ma… ci credevo poco e… non a torto e non mi sbagliavo.
    Un caro saluto da
    Sandro.

  5. anyony dice:

    Cara mati, grazie per la tua dolce presenza e partecipazione, felice domenica a te e al Signor Sandro
    Con affetto
    Antonia

  6. elle dice:

    in questi giorni mi sembra che tiscali.blog abbia non pochi problemi…aprire una pagina o lasciare un commento è vera impresa…ma sono qui finalmente,forse oggi riuscirò sebbene in ritardo a ritrovarmi con voi sulla terrazza!

    Per quanto questi ricordi siano segnati dal tempo,è verde il loro sapore,e sembra ieri che tutto sia successo!
    Un caro saluto al signor Sandro e a te Antonia per queste belle occasioni d’ascolto!

  7. Sandro Ciapessoni dice:

    Signora Elle gentilissima,
    La ringrazio per il Suo intervento e La ringrazio anche per queste Sue parole: ” ,è verde il loro sapore, e sembra ieri che tutto sia successo!”. Sono trascorsi oltre 70 anni da allora… ma io ricordo ancora il profumo dei fiori del “Sambuco” che nella flora varesina è abbondante, florido e generoso. Ricordo ancora il profumo della Robinia quando andava in fiore, altra pianta importantissima della flora varesina. Ma il Sambuco… era un profumo penetrante, e quella leggera punta di apparente amaro, mi era al contrario, dolcissima. La Natura ci dona le sue gioie anche nei profumi; dalle foglie di limone della Sicilia al profumo dell’Olea fragrans di Villa Melzi a Bellagio o anche del Gelsomino di Villa Carlotta a Cadenabbia.
    Cari saluti da
    Sandro.

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